Dal tempo ha 'l corpo ogni infermitade;
e ciò, che è nel mondo all'uom molesto,
sí vien dal cielo o da natura cade.—
160 Poi si partí Caròn fiero e rubesto.
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CAPITOLO VIII
Dove trattasi della pena del gigante Tizio e quello ch'e' significhi.
Caròn la nave irato addietro mosse
e Palla opposta a lui mosse le piante;
e quasi un miglio credo andato fosse,
che trovammo giacere un gran gigante
5 legato in terra e dietro resupino,
e sopra lui un gran vóltore stante,
che 'l becco torto avea come un uncino:
il petto gli smembrava il grande uccello
con grave doglia al misero tapino.
10 —Minerva mia—diss'io,—che mostro è quello,
a cui il fegato dal vóltore è roso
tanto, che poco n'è rimaso d'ello?—
Perché «mostro» il nomai, gli fu noioso,
al mio parer; però la testa grande
15 alzò, parlando irato e desdegnoso.