Queste alme son dannate a cotal sorte,
perché nel mondo non fûr le lor vite
vive nell'operar, ma pigre e morte.
85 E, se ben miri, son qui ben punite,
ché vive dalli morti hanno tormenti,
e come morte a morti sono unite.—
Quando ebbe detto delli negligenti,
piú oltre mi mostrò quivi dappresso
90 l'Infermitá, che facean gran lamenti.
E disse:—Su nel mondo vanno spesso;
non può fare Ipocráte ed Avicenna
che 'l corpo uman non sia da loro oppresso.—
Non poteria giammai scriverlo penna
95 la schiera grande che io vidi de' Morbi,
che fere all'uom, o che ferir gli accenna.
Quivi eran zoppi, monchi, sordi e orbi;
quivi era il Mal podagrico e di fianco,
quivi la Frenesia cogli occhi torbi.
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100 Quivi il Dolor gridante e non mai stanco,
quivi il Catarro con la gran cianfarda;
l'Asma, la Polmonia quivi eran anco.
L'Idropisia quivi era grave e tarda,
di tutte Febbri quel piano era pieno,
105 quivi quel Mal che par che la carne arda.
Sí d'ammirazione io venni meno,
ch'arei laudato l'error d'Origene,
se non che Fede a me tirò il freno.
Dice che l'alma, che nel corpo viene,
110 è un dimonio, il qual Iddio rinchiude
dentro alla carne sol per dargli pene.
E però il corpo umano è fatto incude
di tutti i colpi che 'l mondo saetta,
perché di sua superbia si denude.