115 —Sta' fermo su la Fede, ch'è perfetta,—
disse Minerva, che, senza mio sermo,
vedea l'opinion, ch'i' avea concetta.

Ed io a lei:—Perché nel corpo infermo,
subietto al cielo e brutto e tanto vile,
120 che tanto o poco piú è vile un vermo,

l'anima nostra, ch'è tanto gentile,
Dio la rinchiude ed in lui la trasfonde?
Trovò piú miser loco o sozzo o vile,

ove materia in nulla corrisponde
125 alla sua forma? E però maraviglio
che l'anima del corpo si circonde.—

Come si schiara il padre verso il figlio,
che si rallegra quando egli ha ben detto,
cosí la dea ver' me rallegrò il ciglio.

130 E disse:—Se 'l volere e lo 'ntelletto
con vostra carne fosse insieme unito,
il vostro arbitrio saria al ciel subietto.

E s'egli fosse dal cielo impedito,
non ritrarria la carne, che rimove
135 spesse fiate dal vano appetito;
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ché, se lo corpo all'obietto si move
e 'l voler vostro fusse uno con lui,
fren non sarebbe a ritirarlo altrove.

Questo è principio per provare a vui
140 che puote l'anima aver subsistenza,
forniti che ha 'l corpo i giorni sui.—

Io anche dissi:—O dea di sapienza,
se 'l ciel mi tira, ed io tirato vado,
mosso dal corso ovver dall'influenza,

145 dunque che biasmo avrò, se fo alcun lado?
O che loda e che onor io debbo avere,
s'io surgo al bene o s'io nel mal non cado?—