Una di lor mi disse questo motto:
—O tu, che questo inferno passi vivo,
135 dietro alli passi di Palla condotto,
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perché ti atturi il naso e mostri schivo?
Tu sai che l'uomo nel vostro emispero
piú di noi non è netto ovver giulivo:

ché egli è un sacco pien di vittupèro,
140 e tra gli altri animal che son nel mondo,
vuole in nettarsi maggior ministero.

Tu sai ch'e' per la cima e per lo fondo
e dello corpo suo per nove fori
sparge il fastidio, piú che noi immondo.

145 Al sucidume e suoi corrotti umori
per delicanza concorron le mosche,
sí come l'api sopra belli fiori.

—Trapassa ratto este contrade fosche
—disse a me Palla—e non gli far risposta:
150 basta che l'abbi viste e le conosche.—

Allora mi partii senza far sosta
e vieppiú oltre una gente trovai,
ch'avean la soma in la lor testa posta,

la qual convien che portin sempremai.

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CAPITOLO XI

Dove si tratta della pena di Sisifo.