Cosí io feci, quando l'ebbi inteso;
80 e però dissi:—Prego mi perdoni,
se, Fleias, col mio dir t'avessi offeso.
—O tu, ch'andi la strada e che ragioni
e dietro a dea Minerva movi i passi,
vedendo d'esto inferno le magioni:
85 —cosí gridò un de' miseri lassi
e poi subiunse:—io prego che tu torche
verso me il viso, innanti che tu passi.—
Io mi voltai e vidi un su le forche
col capo chino tanto, che le guancia
90 a lui toccava quasi una dell'orche.
—Morte e paura io posi in la bilancia
—subiunse,—e poi la morte col capestro
elessi a me per men pungente lancia.
Troppo temendo in me il caso sinestro,
95 me stesso uccisi: io son Architofelle,
che fui nel consigliar sí gran maestro.
Meco sta qui Saúl, re d'Israelle,
e quei roman, che sol timor gli strinse
e non vertú a spogliarsi la pelle.—
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100 Alquanto inver' di lui li passi pinse
sol per parlarli; ma la dea non volle
ch'io parlassi a colui, che sé estinse;
ché, se fortuna il ben temporal tolle,
non lieva però mai d'alcun la spene,
105 s'egli da se medesmo non è folle.
—Tu vederai, se tu ammiri bene,
non tremar nullo, ch'abbia sé ucciso:
risguarda, ed io dirò onde ciò viene.—
Però io riguardai con l'occhio fiso;
110 poi, vòlto a lei, diss'io:—Perché non trema
qualunque dalla vita ha sé diviso?—