Ed ella a me:—Quando la spen si scema
tanto in alcun, che niente rimane,
colui non ha amor, né anco téma;
115 ché le paure e l'allegrezze umane
procedon da speranza e dall'amore,
che porta l'uomo a vostre cose vane.
Però, se tutto, amor e spene, more,
mor la letizia, che da lor procede,
120 e la paura, e sol ha poi il dolore.
Il qual il disperato fuggir crede,
fuggendo sé, e uccide allor se stesso
con crudeltá, credendo far mercede.
E, se speranza non avesse appresso
125 il fren d'alcun timor, cresceria tanto,
che faria stolto per lo troppo eccesso.
Cosí il timor, se seco non ha accanto
dolcezza di speranza, tanto teme
e tanto vien in doglia ed in gran pianto,
130 che nol sostiene e sé di morte oppreme;
ch'ogni timor all'uomo è sí a noia,
che piú tosto vuol morte che lui inseme.
Nulla allegrezza e nulla cara gioia
è tanto dolce, che rispetto a quella
135 non sia piú amaro all'uom temer che moia.
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E tu sai ben che l'Etica favella
che 'l timor troppo nullo portar puote:
tanto la mente e l'animo flagella.
E da qui il timor van, se tu ben note,
140 in mille modi il suo balestro scocca
nel mondo all'uom e l'animo percuote;
tanto che giá come presente tocca
quel che non è e forse fia niente,
e giá piangere fa la mente sciocca.