Risposto fu:—Il vostro passo è vano:
nullo entrar puote, s'e' non porta seco
o presente o denar nella sua mano.—

La dea subiunse:—Me' che denar reco:
50 però apri a noi tosto, o portinaio,
a me ed a costui, il qual è meco.—

Mamon, che tra coloro era il primaio,
la gran porta di Dite in fretta aperse,
ratto ch'udí nominar il denaio.

55 Ma, quando vide poi che nulla offerse,
con grande sdegno ne guardò in tortoni,
e poscia irato este parol proferse:

—Or dimmi dove son questi gran doni,
che di' ch'arrechi, o donna, e ch'a noi porti,
60 che piú che li denar di' che son buoni.

Ma entrasi cosí nelle gran corti?
Uscite fuora e ritornate addietro
tu e costui, a cui ha' i passi scorti.
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—Da tal Signor il mio andar impetro
65 —disse Minerva,—ch'io non ho temenza,
quantunque mostri a noi il volto tetro.

E 'l don, che reco meco, è la scienza,
che non si perde mai quand'io la insegno:
però piú che null'oro è di eccellenza.

70 Palla son io, che a questo loco vegno,
e son dell'arme, d'arti e di scolari
prima maestra e forma d'ogni ingegno.—

Mamon rispose:—Chiunque vuol, impari,
ché la scienza qui non è di pregio,
75 e nulla vale a rispetto ai denari.

Ma, se veder volete il gran collegio
del nostro Pluto, andate alla man destra,
e 'l mio consiglio non abbiate a spregio.—