Mentr'i' ammirava, ancor ne vidi due
del maladetto cifo abbeverarne;
e l'un diventò lupo, e l'altro bue.

115 Io vidi molti poscia trasmutarne
in cani e volpi ed in leoni ed orsi,
e draghi farsi dall'umana carne.

Per tutti i lochi, ch'io avea trascorsi,
non stetti cosa a veder tanto vaga
120 quanto che questa, quand'io me n'accorsi.

—Ahi, gente fatta alla divina imago
—disse Minerva,—perché 'n te trasmuti
la bella effigie in lupo ovver in drago?

Perché visson giá questi come bruti,
125 a lor Iustizia questa pena rende,
che li sembianti umani abbian perduti;

ché non è uom, se 'l vizio tanto apprende,
che non conosce il male e non ha pena
e non vergogna e téma, quando offende;

130 ché Dio ha posta in voi luce serena,
che fa che il mal da prima si conosca,
e vergogna e timor dá, che 'l raffrena.

Ma, quando alcun tanto il peccato attosca,
che non vergogna e che non ha timore,
135 segno è che quella luce in lui è fosca.
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E questo mena poi in piú errore,
ch'e' piace a se medesmo quando pecca,
e del mal suo s'allegra e dell'angore.

Ogni bontá umana allor è secca,
140 che loda il vizio per virtude vera,
e piacegli chi uccide, robba e mecca.

E, se in tal vizio indura e persevèra,
allora 'n lui 'l peccar si fa necesse,
e di emendarsi al tutto si dispera.