Ed ella a me:—È Iacopo d'Appiano.
Molti son qui de' traditor di Pisa;
ma egli sopra tutti è il piú sovrano.
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100 'Nanti che fusse l'anima divisa
dal corpo suo, tal era nel pensiero;
però è trasmutato in questa guisa.

Egli tradí il nobil messer Piero
de' Gambacorti e fe' dei figli preda,
105 mentre a lor si mostrava amico vero.

E lasciò dopo lui l'avaro ereda
colui che fe' la bella Pisa schiava
e per dinar la die', che si posseda.

E quel secondo, in cui tossico e bava
110 sparse Medusa e venenolli il petto,
e c'ha la mente dentro tanto prava,

fu re di Cipri, chiamato Iacchetto.
Al suo fratel maggior diede la morte,
mentre a riposo giaceva nel letto,

115 cioè al re Pietro magnanimo e forte,
che 'n Alessandria giá mise la 'nsegna
dentr'alla piazza e vinse le sue porte.

Quel terzo, c'ha la faccia sí benegna
e dentro è tutto quanto serpentino
120 e c'ha la mente di venen sí pregna,

fu Della Scala e fu crudel Mastino.
Il suo fratel maggior uccise pria
e poi fu del minor ancor Caino.

Morto il primaio, ed ei sen fuggí via
125 per la paura, ed allor di Verona
l'altro fratel pigliò la signoria.

Mandò pel fratricida e a lui perdona;
e tanto amore inver' di lui accese,
che la bacchetta signoril li dona.