—O dea—diss'io,—qual via vuoi che cammini?
125 Or chi será colui, che quinci vada,
che in alcun d'esti lacci non ruini?—
Ed ella a me:—Per mezzo della strada
chi va e non declina a nulla parte,
securo va che ne' lacci non cada.
130 E, perché qui bisogna senno e arte,
il fren ti metterò; e, s'io ti meno,
non temer mai che possi illaquearte.—
Cosí dicendo, ella mi mise un freno;
poscia mi mise nell'aspro viaggio,
135 ch'era d'uncini e lacci e reti pieno.
Quando io vi penso, ancor paura n'aggio
di que' dimòni e di que' lacci tesi,
ne' quai cade ciascun che non è saggio.
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Da ogni parte io vidi molti presi,
140 fra' quai conobbi messer Gualterotto;
e vennemi piatá quando lo 'ntesi.
E' disse a me:—Perché da me fu rotto
nel mondo ogni statuto e li decreti,
però tra questi uncini io son condotto.
145 Leggi iustiniane e que' de' preti
non usa il mondo se non per guadagno:
però lassú son fatte come reti.
Come rompe il moscon la tela al ragno,
e non la mosca, cosí gli uomin grandi
150 straccian le leggi e danvi del calcagno.—
Poi disse:—Or satisfa' a' miei domandi:
dimmi s'è ver che li pisan sian schiavi,
e de' Lanfranchi miei, mentre tu andi.—
Ed io a lui:—Le signorie soavi
155 non si conoscon mai dalli subietti,
se non poscia ch'e' provan le piú gravi.