Io vidi che Satán di mezzo al petto
155 un serpentello con tre lingue scelse,
che parea pien di tosco maladetto.

Tra' giganti el gittò quando lo svelse;
ed egli il suo venen tra loro sparse,
ch'era piú ner che non son mézze gelse.

160 Allora ogni gigante un drago farse
cominciò dentro; e, l'uman quindi tolto,
e' fuor nel viso sí com'uomo apparse.

Ma non si può giammai tenere occolto
amor, né invidia o colpa ch'aggia il core,
165 che non appaia alquanto su nel volto.

L'imago dentro cominciò di fuore
appalesarsi e mostrarsi in la faccia;
e questo fe' tra lor guerra e romore.

Sí come quando il mar prima ha bonaccia
170 e poi si turba e tutto in sé ribolle,
e l'acque, che son sotto, sopra caccia,
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e pare ogni onda grande quanto un colle,
quando la luna solo il fratel mira,
e tutto il lume suo a noi ne tolle;

175 cosí facean color commossi ad ira,
e davansi fra sé li colpi gravi,
e con grand'onte l'un l'altro martíra.

Non fecer mai abeti sí gran travi,
come eran le lor lance lunghe e grosse,
180 né mai sí grandi legni portôn navi.

Pensa, lettor, che quei c'hanno gran posse,
dánno gran colpi, e cosí anche credi
che, quando coglie, han piú gravi percosse.

E poscia a maggior fatti io mossi i piedi;
e, poco andato, tanto mi stancai,
185 ch'a riposarmi giú in terra mi diedi,