55 Io vidi poi molt'anime ulcerose,
piene di schianze siccome il mendíco,
che alla porta del ricco invan si pose.

In questo uscí, 'n men tempo ch'io non dico,
l'altro diavolo come un traditore,
60 che nuocer vuole, mostrandosi amico.

Trasse l'Invidia allor tre lingue fòre
sí lunghe, che un'asta all'altra posta,
al mio parer, non sarebbe maggiore.
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Ed alla gente, che gli stava a costa,
65 mostrava quelle schianze ovver la rogna,
con tre gran lingue scoprendo ogni crosta.

E, come fa il ghiotton che si vergogna,
che mira qua e lá, perché suspetta
ch'altri a sua ghiottonia mente non pogna;

70 cosí facea la belva maladetta,
che ritirò le tre lingue nefande,
quando quel che percote se n'addetta.

Oh, detestanda bocca, a cui vivande
son maculare il bene e farlo poco,
75 e palesare il male e farlo grande!

Poi vidi con tempesta e con gran foco
uscir di fuor di lei il gran dragone
ed assalir la gente di quel loco.

E, come in Colco fece giá Iasone,
80 cosí un dimonio a lui li denti trasse,
grandi e puntuti quanto uno spuntone.

E 'n terra arò, perché li seminasse.
Nacqueno allor del maladetto seme,
come che pianta a poco a poco fasse,

85 uomini armati ed uccisersi inseme;
e tanto sangue fu in quel loco sparto,
ch'ancor, pensando, la mia mente teme.