Allor nel core ti nasce il veneno
155 inver' di quello, e cerchi che s'estingua
quello splendor ch'è piú del tuo sereno.
E col rancor del core e colla lingua
giammai non posi e colli denti stracci
la carne umana marcia che t'impingua,
160 insidiando con occulti lacci.—
p. 217
CAPITOLO V
Di tre spezie d'Invidia e di Cerbero, dal quale l'autore fu assalito.
Mentr'io dicea, ed ella strignea i denti
irata verso me ed era morsa
da' suoi capelli, ch'erano serpenti.
E giá Minerva avea la via trascorsa,
5 al mio parer, un gittar di balestro,
ond'io per giunger lei mi mossi a corsa.
Però partimmi e pel cammin alpestro
sí ratto andai, ch'io fui appresso a lei
come scolar che va dietro al maestro.
10 Ed ella a me:—Li figli, che li piei
seguitan d'esta belva e 'l suo calcagno,
se vuoi sapere, or nota i detti miei.