Cosí Minerva a me di grado in grado
li membri dell'invidia mi descrisse
e quel ch'è piú difforme dal men lado.

E piú detto averebbe; ma s'affisse,
50 perché trovammo in terra una catena
maggior che da Vulcan giammai uscisse;

la qual era sí grande, che appena
l'averebbon portata due cameli,
se l'avesseno avuta in su la schiena.

55 —Cerbero, che ha a serpenti tutti i peli
—disse a me Palla,—d'esta fu legato
nelle tre gole, c'ha tanto crudeli,

quand'egli dal fort'Ercol fu menato
nel mondo su, come menar si sòle
60 un fero toro a forza e suo mal grato.

Giunto che fu presso ove luce il sole,
perché negli occhi il raggio gli percosse,
forte latrò con tutte e tre le gole.
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E con tal forza addietro ingiú si mosse,
65 che avería tratto seco il forte Alcide
inver' l'inferno, credo, se non fosse

ch'egli sguardò le braccia ardite e fide
del buon Teseo, ed egli li sobvenne,
quando alla 'ngiú cosí calar lo vide.

70 Cerber, tirato, su nel mondo venne,
forte latrando con tutti e tre i musi,
perché la mazza d'Ercole sostenne.

Poi che fu su, tenne gli occhi suoi chiusi
ché sempre il raggio lucido è noioso
75 agli occhi infermi ed alle tenebre usi.

Quando morí il grand'Ercol virtuoso,
ché la camicia la vita li tolse,
tinta del sangue che era venenoso,