quel can malvagio allora si disciolse,
80 ché colli denti esta catena rose;
e libero fuggí dovunque vòlse.

L'Invidia allor quiritta questa pose
in questo loco, ch'a lei è subietto;
ed halla qui tra l'altre infernal cose.—

85 Minerva appena a me questo avea detto,
ch'io cominciai udire il trino abbaio
di Cerber, cane orrendo e maladetto.

E come un gran rumor, che da primaio
confuso pare e, quanto s'avvicina,
90 tanto egli par piú vero ed anco maio,

cosí facea del can la gran ruina.
E po' el vidi venir con tre gran bocche,
correndo giú per quella piaggia china.

—Guarda—disse la dea,—che non ti tocche;
95 ché, s'e' la bava addosso altrui attacca,
mestier non è che mai piú cibo imbocche.—

Le fiere gole, con che 'l cibo insacca,
quando latrava, parean tre gran tane,
vermiglie come sangue e come lacca.
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100 Minerva avea il mele ed avea il pane;
e fenne un misto ed al mostro gittollo:
allor tacette quel rabbioso cane

e, per piú averne, ratto stese il collo
e ventiloe la coda ed alzò 'l mento
105 come il mastin, quando non è satollo.

Mentr'egli, per piú averne, stava attento,
la dea accennò ch'io prendessi la via;
ond'io quatto su andai a passo lento.

Quando Cerber s'avvide ch'io fuggía,
110 mi risguardò e poi scosse la testa
e con tre gole borbottò in pria.