Poscia corse ver' me con gran tempesta,
come alla preda affamato lione,
quando adirato sta nella foresta.

115 —Fa', fa' che ratto a lui lo scudo oppone
—gridò Minerva,—se non vuoi morire,
ov'è scolpito l'orribil Gorgone.—

Il gran periglio dá maggior ardire,
se non dispera; ed io lo scudo opposi,
120 quando su contra me il vidi venire.

Egli lo morse coi denti rabbiosi;
poi li ritrasse a sé, perché s'avvide
che al cristallo non eran noiosi.

Allor gridai:—O Palla, che mi guide,
125 perché tu a questa volta m'hai lasciato?
perché tu a me medesmo sol mi fide?—

Per questo corse e posemise a lato,
dicendo a me:—Perché 'l timor t'assale,
da che natura ed io t'abbiamo armato?

130 Per questa piaggia, per la qual tu sale,
se tu non lassi l'arme da te stesso,
nulla nuocerti può over far male.—

Quando questo dicea, ed ivi appresso
in terra vidi guasto un corpo umano,
135 mezzo corroso e con lo petto fesso.
p. 221
Ed era senza piedi e senza mano
sí come un corpo ch'a' lupi rimagna,
e brutto e lacerato a brano a brano.

Di simil corpi, lí 'n quella campagna,
140 cosí disfatti, n'era un grand'acervo,
il qual mi demostrò la mia compagna.

Quel primo, ch'io trovai, disse:—Io fui servo
giá d'Atteon e fui 'l primo che 'l morsi,
quando mi parve trasmutato in cervo.