145 Ma poi, quando fui qui, ed io m'accorsi
ch'io fui il cane e ch'egli era uomo vero;
ma per la 'nvidia l'intelletto torsi.
E noi, che stiamo in questo cimitero,
siam cosí rosi, ché rodemmo altrui
150 con lingua e fatti e dentro nel pensiero.
Quel grande invidioso è qui tra nui,
che volle a sé che un occhio si traesse,
perché al compagno sen traesson dui:
ed anco ha doglia, quando 'l ben vedesse.—
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CAPITOLO VI
Dichiarasi come l'invidia si oppone alla virtú.
Mentr'io admirando stava stupefatto,
vidi quegli uomin guasti rifar sani
e nelli membri interi ed in ogni atto.
E poi vidi venir ben mille cani,
5 latrando contra loro inseme in frotta,
mordaci e grandi piú che cani alani.
Come in la mandra fa la lupa ghiotta,
che morde e guasta ed anco uccide e strozza;
cosí facean quei can di quegli allotta.