10 Quale rimane ai lupi alcuna rozza,
cosí li vidi rosi, e sí rimasi
e cogli occhi cavati e lingua mozza,
e senza mani e piedi e senza nasi,
e sviscerati e le budella sparte,
15 e col cor dentro roso e petti spasi.
Io vidi un, ch'era guasto in ogni parte;
al qual io dissi:—Prego che mi dichi
chi fusti, e vogli a me appalesarte.
—Io fui al tempo de' romani antichi
20 —rispose quello,—che Roma a ragione
visse in virtú e cogli atti pudichi.
Fui con molt'altri contra Scipione:
ah, invidia, nemica di virtude!
ah, invidia, ch'a bontá sempre t'oppone!
25 Non valse a lui mostrar le membra nude
pien di ferite in ragion delle spese,
che richiesono a lui le lingue crude.
p. 223
Non valse a lui mostrar che ne difese;
e che, s'egli non fosse, dir non valse,
30 sarian le roman case state incese;
ché, quando per virtú in gloria salse,
allor l'Invidia, per tirarlo a basso,
contro lui mosse mille lingue false.
Ond'egli fuor di Roma mosse il passo,
35 dicendo:—O madre ingrata al figliol pio,
o patria invidiosa, ora ti lasso:
tu non possederai il corpo mio.
Ed io, che parlo, fu' il primo tra quelli,
ché invidia contro lui mi fe' sí rio.
40 Però son posto qui alli fragelli,
che tu hai visti, e invidia ne tormenta
in quello che ne fe' malvagi e felli.