55 con motti lerci e con parol ribalde;
e, mentre il buon Falerno i cor fa lieti,
balestra le iattanze ardite e balde.
Allor s'apre il serrame alli secreti:
sempre mal tace la mensa satolla,
60 se i mangiator virtú non fa star cheti.
Quivi si sparla che fama si tolla,
quivi la lingua dá le gran percosse
e strazia l'altrui vita, rode e ingolla.
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Per questo noi abbiam le lingue rosse
65 d'ardente foco e abbiamole puntute,
come di spada ognuna armata fosse.
Se vuoi saper dell'anime perdute,
che stanno qui pel vizio della gola,
che solo in general forse hai vedute,
70 qui stanno li scolar di monna Ciuola;
tra' quali è Ciaffo, e fu di Camollía,
che piú degli altri usava quella scola.
Egli anche dice che si bevería
del vino il laco, quando egli s'approccia,
75 se non che tosto se ne fugge via;
e dice che, a la bocca se la doccia
di Fontebranda avesse e fusse Greco,
la bevería sin all'ultima goccia.
E molti altri compagni son qui meco,
80 tra' quali è la brigata spendereccia
che fe' del molto avere il grande spreco.
Chi spreca, quando egli ha la bionda treccia,
degno è che, quando giunge al capo cano,
venga di povertá sino alla feccia.
85 Da Leonina infino a Laterano
stanno anche meco mille ghiottoncelli,
e dicono che gli uomin di quel piano