prendon per paternostri i fegatelli,
l'aman per tempo in cambio della Chiesa,
90 corrono alle taverne ed ai bordelli.—

Io l'ascoltava colla mente attesa,
quando Palla mi fe' del partir cenno;
onde n'andai per la via da noi presa.

Cinquanta passi e men da noi si fenno,
95 ch'ella mi disse per farmi ben dotto:
—Contra golositá fa' ch'abbi senno.

Sappi che gola è appetito ghiotto
d'aver diletto in pasto e sí bramoso,
che vince la ragion e tienla sotto.
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100 S'è naturale, non è mai vizioso;
e vizioso si fa, se sfrena tanto,
che a Dio ed a ragion vada a ritroso.

Questo appetito può sfrenar nel quanto:
in troppo prender pasto, in troppo stare
105 a mensa, in troppi cibi, in buffe e canto.

Nel quale ancora questo può peccare,
quando non fame l'appetito sveglia
ovver bisogno, ma sol dilettare.

Ahi, come è dur sí ben guidar la breglia
110 tra 'l quanto e 'l qual nel pasto, ch'uom non cada,
se molta vertú attenta non ci veglia!

Ché questo passo ognun convien che guada
del prender pasto; ma servar misura
è forte, se vertú ben non vi bada.

115 Quand'altri sfrena sí, che troppo cura,
perché con dilicanza s'apparecchi,
costui pecca nel qual ed epicura.

Non in un modo i cibi, ma in parecchi,
non per bisogno 'i cuoce e s'affatica:
120 però Natura fa che raro invecchi.