Ahi, gola miseranda! ché la mica
col favor della fame ha piú diletto
che le molte vivande, e me' notríca.

Mira colui che quivi sta a rimpetto.—
125 Ed io sguardai, e ben due passi e piue
aveva il collo lungo sopra il petto.

—Colui desiderò 'l collo di grue
—disse a me Palla,—a dar piú dilettanza
alla sua gola, il cibo andando ingiue.

130 Or l'ha sí lungo, ch'ogni struzzo avanza;
e la sua gola sempre di sete arde,
né mai di poter bere egli ha speranza.

Nel tempo ancor si pecca, se ben guarde:
in questo peccan le persone stolte,
135 ch'al pasto sempre lor par esser tarde.
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Non due fiate il dí, ma vieppiú volte
il poto e 'l cibo da questi si prende,
come le bestie fan, che son disciolte.

Nel modo d'usar cibi anco s'offende,
140 ch'alcuno è scostumato, alcun ghiottone,
alcun le braccia su la mensa stende.

Anche è vorace alcun come lione;
ed alcun su nel cibo soffia il fiato,
alcun per fretta va incontra 'l boccone.—

145 Quando Minerva questo ebbe parlato,
quell'Epicur col collo di cicogna
rispose e disse con lungo palato:

—Ancor detto non t'ha ciò che bisogna,
ché non t'ha detto le cinque figliuole,
150 perché nomarle forse si vergogna.

La prima figlia, che saper si vòle,
è Immondizia del cibo, che guasto
corromper in lo stomaco si suole;