La prima è trista e furiosa spene:
quant'è maggior l'amore, il quale aspetta,
tanto, aspettando, piú pena sostiene.

115 L'altra è la gelosia sempre suspetta:
ciò, che timor possiede o gelosia,
assai tormenta piú che non diletta.

Ogni amadore ed ogni signoria
vuol esser sola ed odia ed inimica
120 ogni consorte ed ogni compagnia.

L'altra è il periglio, affanno e la fatica.
Mai vil gaglioffo chiese il suo bisogno,
quanto amor chiede la cosa impudica;

e poscia, avuto, passa come un sogno
125 quel ch'era chiesto con tanto fervore
e con parol, di quali ancor vergogno.

E va languendo il misero amadore,
chiedendo aiuto alli suoi gran martíri,
e dice, se non l'ha, che tosto more.

130 Cogli occhi lagrimosi e con sospiri
dietro alla 'manza va il misero amante,
per grazia a lei chiedendo che lui miri.

E quel, che acquista con fatiche tante
e con le spese, ratto si dilegua
135 sí come un'ombra che fugge davante.
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E, perché amore i duo amanti adegua,
abbassa i grandi ed, a viltá condutti,
convien che altra colpa ne consegua;

ché si fan femminili e fansi putti,
140 mostrando amore; e di questo poi nasce
la bestialitá e gli atti brutti.

E, perché Venus si notríca e pasce
di Bacco e Cerer, ch'ogni virtú enerva
e fa l'infermitá con le sue ambasce,