Avventurate giá l'antiche genti,
a cui il pasto delle giande ed erbe
fe' 'l viver lungo e san senza tormenti!

Ora li cibi e le mense superbe
95 son sí cresciuti, che la vita brieve
è inferma e poca e pien di doglie acerbe.

Ora, se innanzi al pranzo non si beve,
pare altrui pena; e troppa dilicanza
fa che 'l cibo comune al corpo è grieve.
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100 Il corpo, che del poco ha sua bastanza,
se non ha buono assai e spesso e presto,
mormora guasto dalla mal usanza.

Or pochi fanno quel digiun richiesto
per decima da Dio, che gli sia offerta,
105 del tempo, che a ben far n'ha dato in presto.

E non val ch'è precetto e che si accerta
ch'estirpa i vizi e le virtú acquista,
e che lieva la mente a Dio sú erta.—

Qui lasciò 'l canto come 'l citarista;
110 poi come fa'l falcon, quando si move,
cosí Umiltá al cielo alzò la vista,

dicendo:—O alto Dio, o sommo Iove,
nulla umiltá che pretenda bassezza,
possibil è che mai in te si trove.

115 Ma, permanendo in sé la tua altezza,
il tuo Figliuol l'umanitá si unío
non con difetti, ma con l'altra asprezza,

sí ch'egli, essendo insieme e uomo e Dio,
in quanto Dio che satisfar potesse,
120 e in quanto uom patisse ove morío,

per colui che, produtto allora in esse,
ruppe la sbarra del comando primo
ed attentò che, quanto Dio, sapesse.