sinché col suocer ebbe la battaglia,
u' Fortuna mostrò che contra lei
non è fortezza o senno che vi vaglia.

Vedi il piatoso amator delli dèi,
95 difensor delle leggi, il buon Catone,
refugio a' buon e riprensor de' rei.

Mira il chiaro splendor di Scipione,
in tanta gioventú verenda immago,
tanta onestá in etá di garzone,
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100 a cui die' 'l nome la vinta Cartago,
l'Affrica subiugata ed Anniballo,
che contra Roma fu peggior che drago.

L'altro è che 'l gran francioso da cavallo
gittò a terra, e detto fu Torquato
105 dal torque, che gli tolse, argenteo e giallo.

Mira Camillo, il forte Cincinnato,
il qual fortezza e vertú fe' sí grande,
ch'andò al triunfo, tratto dell'arato.

Se di quegli altri tre tu mi domande,
110 che vanno inseme, a cu' il figliol di Iove
del raggio a lor fa 'n capo tre grillande,

quello, che i passi innanzi agli altri move,
è 'l sovran re di Francia Carlo Magno,
che contr'a' sarracin fe' le gran prove.

115 L'altro, che va con lui come compagno,
è 'l valoroso Boglion Gottifredo;
che della Terrasanta fe' 'l guadagno.

Il sepolcro di Cristo e 'l santo arredo
ei conquistò; ed ora l'ha 'l soldano,
120 non iusto possessor, ma come predo.

Il terzo, ardito, con la spada in mano
è 'l re Artus, e i suoi atti pregiati
nomati son da presso e da lontano.—