che ha maggior grillanda in su la testa
che gli altri qui, ma non però sí chiara,
60 sí come agli occhi ben si manifesta;

e canta quanto è dolce e quanto è amara
la fiamma di Cupido, e ch'al suo foco
né senno, né altro scudo si ripara.
p. 318
Stazio napolitan tien l'altro loco;
65 Orazio è l'altro e poscia Giovenale;
Terenzio e Persio vengon dietro un poco.—

Il pegaseo cavallo con doppie ale
io vidi poscia, e mille lingue ed occhi
aveva intra le penne, con che sale.

70 Avea pennuti i piedi e li ginocchi;
e tanto sal, che non è mai che Iove
cosí da alto le saette scocchi.

E vidi poscia come ben si move,
volando fuor del fonte pegaseo,
75 ov'io pervenni e vidi cose nòve.

Demostene trovai ed anche Orfeo,
che sí soave giá sonò sua cetra,
con lo influir di Nisa e di Lieo,

che moveva i gran sassi ed ogni pietra,
80 e con la melodia della sua voce
scese in inferno in quella valle tetra;

Pluton, senza piatá crudo e feroce,
mosse a piatá, e l'anime de' morti
fece scordar del foco, che le coce;

85 facea tornar a drieto i fiumi torti;
alfin ne trasse fuor la sua mogliera,
col suon facendo a lei li passi scorti.

Prudenzia, tra cotanta primavera,
salir mi fe' nel gran monte Parnaso,
90 dove la scòla filosofica era.