Infino a piè del colle, a raso a raso,
splendeva il lume grande di quel sole,
che mai ebbe orto e mai averá occaso.

Mentr'io sguardava a quelle grandi scole,
95 un poníe mente a me coll'occhio fiso,
come chi ben cognoscer altrui vuole;

e poi la bocca mosse un poco a riso,
che fu cagion che lo splendor s'accese
ed illustrògli piú la faccia e 'l viso.
p. 319
100 Allor Prudenza a me la man distese
dicendo:—Va', quello è mastro Gentile
del loco onde tu se', del tuo paese.

La sperienza e lo 'ngegno sottile,
ch'ebbe nell'arte della medicina,
105 e ciò che egli scrisse in bello stile,

demostra questa luce e sua dottrina.—
Allor mi mossi ed andai verso lui,
quando mi disse:—Va'—quella regina.

—O patriota mio, splendor, per cui
110 e gloria e fama acquista el mio Folegno
—diss'io a lui, quando appresso gli fui—

qual grazia o qual destin m'ha fatto degno,
che io te veggia? Oh, quanto mi diletta
ch'io t'ho trovato in cosí nobil regno!—

115 Come fa alcun che ritornare affretta,
che tronca l'altrui dire e lo suo spaccia,
cosí fec'egli alla parola detta,

e 'l collo poi mi strinse colle braccia,
dicendo:—S'io son lieto ch'io ti veggio,
120 el mostra il lampeggiar della mia faccia.

E son venuto dal celeste seggio
qui per vederti ed anche a demostrarte
della filosofia l'alto colleggio.