ché un, che 'l cielo facea vizioso,
respuse:—La scienza mi fe' casto,
150 e l'assiduitá mi fe' ingegnoso.—
E spesso vidi giá esser contrasto
tra 'l sasso e l'acqua, e una goccia sola,
cadendo spesso, l'ha forato e guasto.—
La man mi prese dopo esta parola,
155 dicendo:—Addio, addio, dolce figliolo;
ch'io vo' tornar a mia beata scòla.—
Partissi allor con quel beato stuolo,
ed io piú ad alto presi la mia via;
e forse un sesto miglio era ito solo,
160 quando m'occorse un'altra compagnia.
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CAPITOLO XI
Della virtú della giustizia, e come e perché furono trovate le leggi.
La nobil compagnia, ch'io trova' allora,
fu quella vergin sacra, con cui 'l sole
a mezzo agosto e settembre dimora,
non giá d'Astreo, ma di divina prole.
5 Quand'ella percepette ch'io la vidi,
benignamente disse este parole: