E poi con riverenzia domandai:
—Perché la Veritá, la quinta sposa,
che Equitá ancor nomata l'hai,

10 la veggio singulare in una cosa,
ché porta la bilancia ed ella sola
tra la sua schiera è la piú gloriosa?—

Rispose Astrea a questa mia parola:
—Da questo nome «ius», se noti bene,
15 come si espone in la civile scola,

Iustizia è detta, a cui tener pertiene
egual bilance. È ver che 'n alcun caso
ei non si puote ovver non si conviene;

ché 'l don di Dio accolma tanto il vaso,
20 e de' parenti a' figli, ché chi rende,
non pò render appien, ma men che a raso.

Cosí all'uom, che di vertú risplende,
piena mesura non si rende ancora,
ché nullo ben terren tanto s'estende;
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25 ché la virtú è sí degna, sí decora
e sí eccellente, ch'ogni volta eccede
ogni ben temporal, che lei onora.

Ed a colui che 'l benefizio diede,
render si puote egual; ma chi è grato,
30 anche piú oltra al dato stende il piede.

E cosí la vendetta del peccato
merita egual; ché quanto fu 'l delitto,
tanto ognun merta d'esser tormentato.

Ma, com'io dissi sopra e trovi scritto,
35 iustizia punitiva è crudeltá,
se la pietá non mitiga l'editto.

Però null'altra in man le bilance ha,
se non la quinta dama di mia schiera,
chiamata Equitate e Veritá;