85 Ed io a lui:—Il grato e bello aspetto
della gentil Lippea tanto eccede,
che nulla paion l'altre a lei rispetto.

Ma perché non è esperta, non s'avvede
ch'io l'ami e che di lei m'abbi ferito,
90 e la mia pena occulta ella non crede.

Per quella fé, con la qual t'ho seguito,
ferisci ancora lei, perché s'avveggia
quant'ha valore in sé l'arco tuo ardito.—

Cupido rise come chi beffeggia;
95 cosí ridendo da me disparío
sí come un'ombra o cosa che vaneggia.

—Ove ne vai—diss'io,—o falso dio?
perché mi lassi? Or veggio ben ch'è folle
chi pone in te speranza ovver desio.—
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100 In questo, come mia fortuna volle,
una schiera di cervi giú emerse
e discese nel pian suso dal colle.

Le ninfe tutte per la valle sperse
cursono a far la caccia per lo piano
105 per vari lochi e vie aspre e diverse.

Lippea coll'arco bello, ch'avea in mano,
seguí un cervio, ch'andò verso il monte
e passò a lato a me poco lontano.

Sola soletta e con le voglie pronte
110 gli andava dietro su tra il bosco incolto,
ferendo lui con le saette cónte.

Ed io, che stava lí in quel loco occolto,
per ritrovarla dietro a lei mi mossi,
e tra le frondi del boschetto folto

115 due miglia o quasi cred'io andato fossi,
ch'io la trovai, e la fiera avea morta,
in prima dato a lei mille percossi.