E quand'ella di me si fo accorta,
lassò il cervio e misesi a fuggire
120 su verso il monte timidetta e smorta.
E dietro a lei io comincia' a dire:
—O ninfa bella, io prego, alquanto ascolta,
prego che mie parole vogli udire.—
Come il cacciato cervio si rivolta
125 sol per veder se il seguitan li cani,
cosí ella facea alcuna volta.
E poi fuggía tra quelli boschi strani,
ed io seguíala tra le acute spine,
che mi strappavan le gambe e le mani.
130 —Perché fuggendo sí ratto cammine?—
diceva io a lei.—Io prego che ti guardi
che tra li boschi e scogli non ruine.
Deh! perché non ti volti e non mi sguardi?
Di te ferito m'ha, o cara gioia,
135 il falso Amor co' suoi orati dardi.
p. 39
Se tu non m'hai pietá, non ti sia noia
almen ch'io t'ami; e questo sol domando,
se tu non vuoi ch'io manchi ovver ch'io muoia.
Io prego il sacro Amor ch'io veggia il quando
140 ferisca te e costrengati tanto,
che sii, com'io, soggetta al suo comando.—
Quand'ella questo udí, si volse alquanto
e disse, vòlta a me, alzando il grido:
—Mai si potrá Amor di me dar vanto.
145 Tutta la forza del crudel Cupido
metto a dispetto e le saette e 'l foco,
ed anco alla battaglia io lo disfido
ch'egli abbia possa a innamorarmi un poco,
e del vano arco, il qual portare egli usa,
150 secura io me ne vo in ogni loco.