che non la fêsse dalle ninfe sue
battere prima, e poscia l'ha mandata
stretta e legata al monte Olimpo in súe.

130 Nel suo partir m'impose esta ambasciata,
la qual t'ho detta; e disse:—Dilli quanto
da lui mi parto afflitta e sconsolata.—

Tanto negli occhi m'abbondava il pianto,
quando la driada questo mi proferse,
135 che non risposi per lo pianger tanto.
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Ma per le vie tant'aspere e perverse
con lei andai insino alla pianura,
ove Lippea di be' fior mi coperse.

E ratto corsi a legger la scrittura,
140 la quale avea scolpita su nel sasso,
quand'ella fece la partenza dura.

Ella dicea: «Perduto ho il bello spasso,
ch'io avea, vedendo te, o dolce drudo:
partir conviemmi, ed io il mio cor ti lasso.

145 Troppo Cupido a me è stato crudo:
egli, ch'io non ti veggia, t'ha nascoso,
e di te m'ha ferito a petto nudo.

Fátti con Dio, o mio primaio sposo
ed ultimo anco: oimè, che non ho spene
150 di rivederti mai, né aver riposo!

Ché quel reame, che Iunon si tiene,
è alto tanto e posto sí lontano,
che mai nessun mortal tanto su vene».

Letto ch'io ebbi quel tra me pian piano,
155 volsi alla driada il lacrimoso volto,
il qual io mi percossi con la mano,

dicendo:—Il mio conforto chi l'ha tolto?
Or dove se', Lippea ninfa mia?
O dolce amore, in quanto duol se' vòlto!