Appena eravamo iti un miglio e mezzo,
ch'io vidi in una valle una donzella
sotto una quercia, che si stava al rezzo.
Io andai a lei e dissi:—O ninfa bella,
5 di qual reame se'? O dolce dama,
deh, fammi cortesia di tua favella,
e dimmi il nome tuo come si chiama.
Cosí soletta senza compagnia
aspetti tu alcun, che forse t'ama?—
10 Ella si volse e riverenzia pria
fece alla dea; e poi cosí rispose
alle parol della domanda mia.
—Del van Cupido saette amorose
giammai sentii; ed egli mi dispiace
15 e suoi costumi e sue caduche cose.
Dall'alto regno, che a Vulcan soggiace,
son io venuta all'ombra a mio diletto,
ché starsi al fresco alle sue ninfe piace.
Se vuoi saper come il mio nome è detto,
20 Taura son chiamata e qui dimoro
a questo orezzo e nullo amante aspetto.
E spesso l'altre ninfe del mio coro
vengono qui e vanno quinci a spasso
con vestimenti e con corone d'oro.
25 Ma tu chi se' e dove movi il passo?—
Ed io risposi:—L'amor m'ha condutto
per questo loco faticoso e lasso.
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Chi sono e donde vengo a dirti il tutto
sarebbe lungo: io gusto ora l'amaro,
30 sperando di fatica dolce frutto.
Se la dea assente, io prego, fammi chiaro:
o ninfa bella, volentier domando,
perché io so poco e domandando imparo.