10 Ed in quel regno quasi in ogni loco
eran distinte ninfe a sorte a sorte
in balli e canti ed in solazzi e gioco.
Quando si funno di Ciprigna accorte:
—Ecco la nostra dea—dissono alquante,—
15 che torna a suo reame ed a sua corte.—
Ben mille ninfe allor venneno avante,
di rose coronate e fior vermigli,
vestite a bianco dal collo alle piante.
E de' loro occhi e dell'alzar de' cigli
20 Cupido fatto avea le sue saette
e l'ésca, con la qual gli amanti pigli;
ché quelle vaghe e belle giovinette
con que' sembianti moveano lo sguardo,
che fa la 'manza che assentir promette.
25 Non era lí mestier pregar che 'l dardo
traesse dio Cupido a far ferita
o ch'egli al suo venir non fosse tardo;
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ch'ognuna mi parea che senza invita,
solo al mirar e ad un picciol cenno,
30 che nella vista sua mi dicesse:—Ita.—
Poiché diversi balli quivi fenno
'nanti a Ciprigna con canti esquisiti
e misurati suon con arte e senno,
io vidi dame e vidi ermafroditi,
35 uomini e donne insieme, venir nudi,
ove natura vuol che sien vestiti.
Al viso con le man mi feci scudi
per non vedergli; ond'ella:—Perché gli occhi
—mi disse—colle man cosí ti chiudi?—
40 Risposi a lei che gli atti turpi e sciocchi
e ciò che vuol natura che sia occolto,
enorme par che 'n pubblico s'adocchi.