Ed ella a me:—Un luoco dista molto,
ove tengo mie ninfe tanto oneste,
45 che, solo udendo amor, le arroscia il volto;

talché, quando Diana fa sue feste
o va alla caccia tra luochi selvaggi,
spesso vuole che alcuna io gli ne preste.

Li sta la ninfa, la qual voglio ch'aggi,
50 la qual, perché non gissi, io ti mostrai
a lato a me tra gli splendenti raggi.—

Partissi allora, ed io la seguitai
insino a quelle, e di tant'eccellenza
Natura ninfe non formò giammai.

55 Né Fiandra, né Roma, ovver Fiorenza,
né leggiadria giammai che di Francia esca,
mostrâro ninfe di tant'apparenza.

D'una di quelle Amor mi fece l'ésca
ad ingannarmi, e fui preso sí come
60 uccello o all'amo pesce che si pesca.

Venere Ionia la chiamò per nome.
Allor dall'altre venne la donzella
con la grillanda su le bionde chiome.
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E, come va per via sposa novella
65 a passi rari e porta gli occhi bassi
con faccia vergognosa e non favella,

cosí la falsa moveva li passi
per ingannarmi e, quando mi fu appresso,
mi riguardò; ond'io gran sospir trassi.

70 Venere disse a lei:—Io ho promesso
a questo giovinetto che ti guide:
a lui ti diedi ed or ti dono ad esso.—

Sí come putta che piangendo ride
per ingannar, cosí bagnò la faccia,
75 dicendo:—O sacra dea, a cui mi fide?