ti prego, amante, che mi dia la fede
110 che non m'inganni e che vogli esser mio,
da ch'io son tua e Venus mi ti diede.
Or ti dirò perché ho sospetto io:
qui stan centauri e fauni incestuosi,
turpi in ogni atto scostumato e rio.
115 E stanno tra le selve qui nascosi,
e qui la 'Nvidia maledetta anco usa
con sue tre lingue e denti venenosi.
Ed io temo lor biasmo e loro accusa;
però pavento, e sai che colpa occolta
120 innante ai numi e al mondo ha mezza scusa.
Però, acciò che teco non sia còlta,
prego che la partenza non sia dura
a te, né anco a me per questa volta.—
Un monte mi mostrò e:—Su l'altura
125 —mi disse sta un boschetto; io lí verraggio
a te, quando la notte sará oscura.—
E, perché 'l suo consiglio parve saggio,
io me partii; ma prima li die' il giuro
d'amarla sempremai con buon coraggio.
130 Ed ella del venir mi fe' sicuro.
Cosí n'andai; e, quando al loco fui
colla speranza del venir futuro,
dissi pregando:—O Febo, i corsier tui
movi veloci verso l'occidente,
135 perché piú ratto questo dí s'abbui.
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E tu, Atlante, il ciel piú prestamente
movi coll'alte braccia e grandi e forti,
perché la notte giunga all'oriente.
O cerchio obliquo, che i pianeti porti,
140 fa' sí che entri il sole in Capricorno,
che sia la notte lunga e il dí raccorti,