Il primo che abbia parlato di cucina propriamente detta, è il profeta Ezechiele.
Tanto le città quanto le case avevano porte sáar24 di una [pg 39] o di due imposte. La porta formata di un'imposta sola si diceva deleth, e quella formata di due imposte delathaim. L'architrave si chiamava mascof e gli stipiti mezuzoth. Certo si sa per insegnamento ricevuto sino dai più teneri anni, che questa parola fu traslativamente appropriata ad indicare un piccolo rotolo di carta pecora, rinchiusa in una canna o vetro, e contenente i due primi paragrafi del Schemanh e che si pone nello stipite dell'uscio delle case dal lato diritto di chi vi entra. Sul di dietro di questa pergamena sta scritta la parola sciaddaï che deriva dalla radice sad mammella, e viene tradotta in italiano per: prima causa d'ogni cosa, onnipotente, provvidente25.
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Le porte si chiudevano con sbarra o chiavistello detto beriahh. Quantunque nella Bibbia non si trovi una parola che si possa veramente tradurre per serratura poichè la parola manùl derivando da naál ( calzare, chiudere ), probabilmente voleva indicare non una serratura ma un legaccio o una catena a cui si attaccava il beriahh; ciò nullameno rileviamo da Giuseppe che esse erano conosciute.
Ed a parere nostro è probabilissima tale opinione, poichè nel racconto della morte d'Eglone ucciso da Aód26 si dice che i servi di questo principe presero un mafteahh (chiave), per aprire l'uscio che s'era chiuso dietro di sè l'uccisore.
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I mattoni sono designati nella Sacra Scrittura col vocabolo levenim da lavan, bianco, perchè fatti di argilla bianca comunissima in Oriente. È singolare che il procedimento di formare e cuocere i mattoni, sia attualmente eguale alla breve descrizione dataci da Mosè nella Genesi.
I legni che venivano adoperati principalmente negli edifizii erano il sicomoro, l'acacia, il palmizio, l'abete e l'olivo. Il cedro molto più prezioso di tutti questi s'adoperava soltanto negli edifici sontuosi. Nella descrizione della balaustrata fatta costrurre da Salomone, e che dal suo palazzo conduceva al Tempio, si parla d'un legno detto almugghim o algummim. Isaia parla pure del legno teascur, tradotto per bosso, ma che forse non era che una specie di cedro. Le case d' avorio di cui si parla nel libro dei Re e nelle profezie di Amos, venivano così dette per la grande copia di lavori d'avorio che le decoravano.
§ 6.—
Mobili.
Le nozioni che ci vengono somministrate dalla Bibbia relativamente ai mobili sono assai scarse. Nella descrizione dei sacri arredi del Tabernacolo non troviamo menzionati che gli specchi maròd (fatti con rame lucente), la tavola sciulhhan, le caldaie assirod, i bacini mizrecód, le forchette mizlegod, le palette mahhtod, la lampada a più becchi menorà, il bacile kearà, e la conca chior.