Il levirato, Jibum, è una legge in forza della quale il fratello doveva sposare la vedova del fratello rimasta tale [pg 51] senza prole; attribuire legalmente al defunto il primogenito dei figli che avrebbe procreato da quella donna, e trasmettergli la eredità dello stesso37. Questa legge era antichissima poichè noi la troviamo già praticata da Giuda in favore di Thamar sua nuora. Mosè adottandola non ingiunse che venisse applicata inesorabilmente in tutti i casi.
E ciò con molta ragione perchè se da un lato essa aveva per oggetto di procurare uno stato alla vedova, di trasmettere ai posteri il nome di un caro parente, di moltiplicare le famiglie e favorire l'accrescimento della popolazione; non v'ha dubbio che dall'altro lato essa poteva cagionare molestie ed inconvenienti: sia nuocendo alla libertà dei maritaggi, sia danneggiando gli interessi delle famiglie. Fu per quest'ultimo motivo appunto che Ruth venne rifiutata in moglie dal più prossimo di lei parente. Mosè lasciò pertanto piena libertà al cognato di rifiutarsi di contrarre tal legame, ma lo sottomise alla seguente cerimonia.
La donna presentavasi agli anziani della città ed esponeva loro il rifiuto avuto dal cognato colle seguenti parole: «Il mio cognato ricusa di far risorgere in Israele il nome di suo fratello, egli non vuole compiere verso di me il dovere di cognato». Gli anziani facevano venire quell'uomo alla loro presenza, e lo consigliavano ad adempiere al suo dovere, ma se egli persisteva nel suo rifiuto e ripeteva: «Non voglio pigliarla»; allora la sua cognata gli si appressava e in presenza degli anziani e di molti assistenti, gli levava la scarpa dal piede, gli sputava in faccia e gli diceva: «Così si fa all'uomo [pg 52] che non vuole edificare la casa del proprio fratello38 ». Ed egli veniva chiamato in Israele: «La famiglia dello scalzato39 ».
Naturalmente si redigeva un atto col quale la donna era dichiarata libera di sposarsi ad altro uomo. Il Talmud ci trasmise copia di tale atto che noi non accenniamo per la sua lieve importanza.
§ 3.—
Moglie sospetta.
Dissero i nostri dottori: «L'adulterio genera la maledizione ai padri. La donna infedele allo sposo mentisce a lui e mentisce a Dio; perchè è il Signore che ha accolto il suo giuramento e le fa legge di osservarlo».
Per quanto Mosè non abbia trascurato veruna occasione per raccomandare la illibatezza dei costumi; per quanto egli ne abbia promossa la realizzazione con prescrizioni eccellenti; cionullameno ben prevedendo che non sarebbero bastate le persuasioni per impedire il mal fare per quelle perverse nature che non difettano mai, neanche nelle società le meglio ordinate, fece pure appello al rigore statuendo la morte per pena dell'adulterio. Ma come pur troppo può succedere che certe nature sospettose si lascino acciecare dalla passione, e sognino il male ove esso non esiste veramente; per questo Mosè nell'intendimento di sottrarre la moglie sospetta dall'ira del marito, [pg 53] la sottopose ad un rito che può appellarsi giudizio di Dio, poichè a lui solo scrutatore delle reni e dei cuori, se ne lasciava appunto la decisione.
Ed ecco in che consisteva questo rito.
La donna sospetta veniva condotta dal proprio marito al cospetto del sacerdote con un'offerta detta di Gelosia, e nella quale non mettevasi nè olio nè incenso come usavasi per le altre offerte. Il sacerdote poneva tale offerta tra le mani della donna: quindi dopo di avere preso in una delle sue proprie mani un vaso di terra con entro dell'acqua consacrata, rivolgeva la parola alla donna stessa e le presagiva i mali orribili che le avrebbe causata quell'acqua, qualora essa si fosse trovata colpevole. Scriveva in un Sefer (libro) tali sue dichiarazioni, le cancellava nell'acqua40, e poscia porgeva quell'acqua alla donna affinchè la bevesse.
Lo scritto era del seguente tenore: «Se tu sei innocente e pura della colpa che si sospetta in te, sarai esente della malefica virtù di quest'acqua amara e maledetta; ma se invece sei colpevole, e tradisti la fede giurata a tuo marito, Iddio farà sì ch'essa ti apporti una morte pronta e crudele e la tua memoria resterà ignominiosa frammezzo al tuo popolo». La donna era obbligata a rispondere: «Amen, amen».