[pg 62] Presso tutte le nazioni antiche la donna era considerata quale oggetto di sensuali diletti, e sempre schiava del padre o del marito. La sua condizione era tutt'altro ohe invidiabile persino presso i Romani e i Greci, tanto celebrati nella storia per civile sapienza e per politica grandezza. La patria potestà poi non aveva limiti. Il padre era padrone assoluto dei suoi figli: poteva incarcerarli, venderli od ucciderli qualunque fosse la loro età e il loro grado. Pensiamo ora noi quale moralità, quale confidenza e dolcezza in tale consorzio di schiavi sottomessi all'autorità e al capriccio d'un padrone che la certezza dell'impunità, l'altrui esempio, e l'abitudine del comando potevano rendere ciecamente feroce.

Ma quale e quanta differenza nelle famiglie ebree! In esse non esistevano nè padroni nè schiavi. La legge e la religione sancivano la perfetta eguaglianza dei due sessi, poichè dalle stesse prime pagine del loro libro venerato risultava: 1º Essere stato Dio stesso che aveva instituito il matrimonio e benedetto i primi sposi; 2º Non essere la donna inferiore al marito, poichè dopo che Adamo ebbe imposto un nome a tutti i viventi fra i quali non ne trovò alcuno simile a lui; quando gli fu presentata la donna da Dio stesso, egli esclamò: «Questa è finalmente, osso delle mie ossa, e carne della mia carne; questa deve chiamarsi Hiscà (donna) poichè dall'Hisc (uomo) fu tratta». Ammirabile insegnamento! La donna non è la schiava dell'uomo, ma la sua compagna, un aiuto analogo a lui. Le unioni erano contratte liberamente e per conseguenza precedute spesso dall'amore, o almeno da una reciproca stima e simpatia che facevano sperare armonia e concordia. I soavi pensieri, le dolci cure di una prole desiderata e carissima, dovevano rendere quei legami ammirabili per moralità e piacevolezza. E tali furono sicuramente finchè il popolo si mantenne fedele alla parola di Dio.

Da queste teorie ne veniva per naturale conseguenza il fatto, che nello stato e nella famiglia, i diritti della donna per quanto potevano conciliarsi coi riguardi dovuti alla [pg 63] sua maggiore sensibilità, alle sue domestiche occupazioni, agli altri doveri speciali al suo sesso, erano pareggiati a quelli dell'uomo.

Hulda è profetessa; Debora profetessa e guerriera. Marianna a capo delle donne intuona l'inno della vittoria sulle sponde del mar Rosso; e alla caduta di Golia son le donne che colle loro patriottiche laudi al guerriero vincitore, feriscono al vivo l'invido cuore di Saulle.

Salomone, che qualifica la cortigiana o la moglie infedele allo sposo coi nomi di Zarà o Nocrià (straniera) quasi temesse di offendere la suscettibilità della donna indigena, descrivendone i liberi costumi e i colpevoli inganni verso l'inesperta gioventù; dice valere meglio di qualunque cosa una buona moglie; la donna sapiente rialzare la sua casa, distruggerla colle proprie mani la dissennata. La dipintura che egli fece della donna forte è tutto quanto si possa immaginare di stupendo nel suo genere. È un modello della donna libera, laboriosa e sapiente; l'affermazione della fiducia sconfinata che colle sue nobili doti seppe acquistare dal marito e dell'immenso e meritato ascendente che ha sulla famiglia intiera. «Ed ecco grida Malacchia, altra cosa tristissima che voi fate e per la quale Iddio non si rivolge ai vostri presenti perchè il suo altare è coperto di sospiri e di lagrime. Ma perchè dite voi?—Perchè voi tradite iniquamente la donna alla quale vi lega un patto solenne».

Tutta la legge fa fede dei principii suesposti. Anche le donne assistettero alla rivelazione del Sinai; anche le donne dovevano trovarsi nella radunanza che la legge prefiggeva di tenere in capo ad ogni settimo anno nella festa dei Tabernacoli, e ove si leggeva tutta la legge all'udienza del popolo; anche le donne al ritorno dalla schiavitù babilonica prestarono il loro giuramento d'adesione al nuovo ordine di cose. Ambi i genitori hanno gli stessi diritti alla riverenza dei figli. «Onora tuo padre e tua madre se vuoi vivere lungamente» sta scritto nel Decalogo. Ed altrove così si esprime il Legislatore: «Ciascuno di voi abbia timore della madre e del padre». «Chi maledice [pg 64] suo padre o sua madre sarà fatto morire». «L'occhio che si fissa irriverentemente torvo sul padre o sulla madre, dice l'Ecclesiaste, merita di essere acciecato dai corvi». Le manifestazioni di rispetto dovuto ai genitori vengono così definiti dai nostri dottori. Non sedersi nel posto da essi ordinariamente occupato; non contraddirli nè ascoltare i loro discorsi con irriverenza o impazienza; averne ogni cura nella loro vecchiaia, e fare quanto può loro tornare utile o gradevole.

L'unico dovere imposto al padre45 era quello d'addottrinare il figlio nella religione e nella morale: parlandogliene, come dicemmo, nel suo stare in casa, nel suo andare per viaggio, nel suo coricarsi e nel suo alzarsi.

Qui poniamo termine alle nostre brevi considerazioni sulla famiglia Israelitica, colla ferma convinzione, che per quanto poco noi abbiamo detto su tal soggetto, pure debbano risultarne le due seguenti verità: 1º Essere stata la legislazione Mosaica la prima, che diede alla donna la somma di tutte quelle libertà consentanee al suo sesso, e regolate per modo che non avendo esse altro limite oltre quello segnato dal pudore e dalla sua speciale costituzione, non servissero ad arma di licenza e venissero a menomare quelle soavi prerogative che fanno di lei l'angelo tutelare della famiglia; 2º Essere stata la legislazione Mosaica la prima, che seppe fondare la famiglia sopra le sue naturali e vere basi: moralità, stima ed affetto. [pg 65]

AB
(Luglio-Agosto).

Questo mese può chiamarsi a giusta ragione, il mese infausto del popolo d'Israele; inquantochè in esso abbiano avuto compimento i terribili castighi già minacciati da Mosè e tante volte predetti, ma pur troppo invano, dai profeti che Dio suscitava in ogni secolo, e siano succeduti i luttuosi avvenimenti della distruzione del primo e del secondo Tempio di Gerusalemme.