Entro al Debir non v'era altra cosa all'infuori dell' Arca santa, che probabilmente poggiava sovra un piedistallo, e nella quale stavano racchiuse le tavole della Legge. Due cherubini di legno d'olivo selvaggio coperti d'oro, venivano a congiungersi nel mezzo dell'Arca partendo dalle due sue estremità. Ciascuno d'essi aveva dieci cubiti di altezza, e colle loro ali occupavano tutta la larghezza del Debir e coprivano l'Arca santa. Questa veniva così nascosta a tutti gli sguardi, ed anche quando veniva aperta la porta del Debir non potevasi discernere veruna delle sue parti tranne le estremità delle sbarre che servivano a trasportare l'Arca, e la cui lunghezza superava l'ampiezza della tenda.
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ELLUL
(
Agosto-Settembre
).
Nulla di veramente importante registra la nostra storia in questo mese, se si esclude il fatto del compimento delle mura che dovevano cingere Gerusalemme attuato dai reduci della cattività babilonese. Com'ebbimo a dire nel [pg 96] mese scorso per l'erezione del Tempio, il cui lavoro fu più volte interrotto per l'opposizione dei popoli circostanti che lo avversavano accanitamente, considerandolo, come lo era infatti, un primo passo verso il riacquisto della primitiva indipendenza; lo stesso dobbiamo ripetere ora relativamente all'erezione della muraglia di cinta. Ma grazie alla protezione divina, e alla energia e costanza degli stessi Ebrei, codesto lavoro fatto sotto la direzione del principe Zorobabele ebbe il suo termine ai 25 di questo mese. Non passeremo sotto silenzio che anche in questa occasione tornò indispensabile la validissima cooperazione prestata dal profeta Nehhemia, il quale per l'instancabile operosità, per le abnegazioni e pei sacrificii d'ogni genere di cui fu esempio, acquistò un titolo immortale di patria benemerenza. ————
Persuasi di fare cosa nonchè utile, ma altresì grata ai nostri giovani lettori, alla continuazione degli studii di Archeologia biblica, noi facciamo precedere alcuni schiarimenti sull'uso che tuttavia si segue in questo mese di suonare lo sciofar, e poichè ci troviamo sull'argomento aggiungeremo alcune parole sui diversi motivi che inspirarono a Mosè le due notevolissime instituzioni dell' anno sabbatico e dell' anno del Giubileo; per la cui solenne e pubblica annunciazione si faceva appunto uso di quello strumento musicale.
Lo sciofar si suona in tutti gli Oratorii e in tutti i giorni di questo mese tranne i sabbati, dopo l'orazione mattutina, tefilà, e in certe località anche dopo l'orazione antivespertina, minhhà. Tale suono viene limitato a quattro sole voci ( tekiód ) distinte colla parola tasrad57.
Per insegnamento tradizionale noi sappiamo che questo uso deve la sua esistenza al pensiero di commemorare la [pg 97] seconda ascensione sul Sinai fatta da Mosè per prendere le seconde tavole della legge: importantissimo avvenimento che si vuole successo appunto il primo giorno del mese di Ellul. Forse non si ignora che le prime tavole della legge, che per ordine di Dio Mosè salì a prendere immediatamente dopo la proclamazione dei 10 comandamenti, furono da lui stesso spezzate in un istante di giustissima ed irrefrenabile ira, quando cioè disceso dal monte vide gli insani tripudii del popolo intorno al vitello d'oro fatto da Aronne. La tradizione crede adunque che prima di assentarsi di nuovo per quaranta giorni, Mosè edotto dalla esperienza della leggerezza ed incostanza del popolo abbia voluto rendernelo avvisato facendo suonare lo sciofar, e ridisceso il dieci di Tisrì, abbia consacrato quel giorno alla penitenza e al perdono, chiamandolo ìom achipurim (giorno dell'espiazione o del perdono). Secondo questa credenza la tekià, o le tekiód, secondo l'usanza delle Comunioni, che chiudono quel santo giorno, sarebbero state stabilite in memoria appunto del suono dello sciofar, che Mosè fece ripassare nell'accampamento quello stesso giorno per annunziare al popolo il suo ritorno.
Vedremo in seguito quanto fossero famigliari agli Ebrei il canto e la musica: diremo qui che lo sciofar tradotto dalla Vulgata in buccina, nella Bibbia viene pure appellato keren aiovèl espressione che a detta dei Rabbini significa corno di montone, locchè ci può fare convinti che questo istrumento era fatto effettivamente con un corno di montone, o ne aveva almeno la forma.
Nella Scrittura si parla spesso di codesto istrumento musicale, che si adoperava specialmente nelle guerre e per annunziare pubblicamente l'anno dell' iovel (Giubileo). È cosa probabilissima che la denominazione data a quell'anno abbia avuto origine dall'istrumento che era adoperato per annunziarlo solennemente. Per dovere di esattezza dobbiamo però aggiungere, come taluni opinino invece che la parola iovel derivi dalla radice iaval che significa apportare; perchè tale anno apportava ad ogni [pg 98] cittadino la gioia di rientrare in possesso dei beni forzatamente alienati, e ad ogni schiavo una libertà completa. Ecco come si esprime la legge sul modo di annunziare tale anno alla nazione e sulle importanti specialità che lo distinguevano: «Numererai poi sette ebdòmade di anni (cioè) sette anni sette volte; e quando il corso delle sette ebdòmade di anni ti avrà dato quarantanove anni, nel mese settimo ai dieci del mese suonerai buccina clamorosa; nel giorno dell'espiazione suonerete la buccina in tutta la vostra terra. Consacrerete l'anno cinquantesimo e proclamerete franchigia nel paese a tutti i suoi abitanti. Quello sarà per voi giubileo ( iovél ), e ciascheduno di voi farà ritorno alla sua possessione, e ciascuno tornerà alla propria famiglia».
I principali motivi che inspirarono le due istituzioni dell'anno sabbatico e dell'anno del giubileo furono i seguenti: 1º Il progresso dell'agricoltura; 2º l'inalienabilità dei possedimenti prediali; 3º la libertà degli schiavi. Quantunque le disposizioni di cui noi parliamo non si accordino guari colle idee perdominanti ai giorni nostri sia sul commercio, quanto sulla proprietà e sulla agricoltura; pure non furono solo possibili allora, ma altamente commendevoli. E la prova si è che non fu solo Mosè che concepì l'idea della parità di averi per ogni cittadino, e per conseguenza della inalienabilità delle terre. Però è per noi gradito dovere quello di potere asserire colla testimonianza della storia, che fra quanti antichi Legislatori tentarono d'incarnare tale concetto, nessuno seppe concepire un piano tanto semplice, e di così facile attuazione quanto quello ideato dal Legislatore ebreo.