Due soli avvenimenti degni di nota successero in questo mese. Il primo è quello che segna il termine dei lavori del Tempio eretto da Salomone; il secondo è quello che segna la data della festa ideata ed instituita da Roboamo in onore del Baal, onde sostituire nell'opinione del [pg 142] popolo la festa che si era solennizzata in Gerusalemme il quindici del mese precedente (Sucoth). Questo malaugurato pensiero gli fu suggerito dalla stessa causa che già gli aveva consigliato l'erezione dei due vitelli d'oro, alle due estremità del regno. Ci pare degno d'essere raccontato per intiero l'incidente successo allo stesso re, nel momento preciso in cui stava per bruciare l'incenso sull'altare. Conviene sapere che nello stesso modo che egli aveva consacrato a sacerdoti individui che non appartenevano neanche alla tribù di Levi, così si creò da se stesso Pontefice del nuovo culto introdotto in Israello. Un profeta79 arrivato allora dal paese di Giuda, con accento sdegnoso e profondamente convinto, rivolgendosi all'altare così prese ad apostrofarlo: «Oh altare, oh altare ascolta la parola di Dio. Verrà tempo in cui nascerà un figlio nella famiglia di Davide che si chiamerà Giosia; il quale farà dissotterrare le ossa dei sacerdoti del Baal, e li farà abbrucciare su te. Ed in prova che questa mia predizione non sarà per fallire, tu, o altare, ti spaccherai immantinenti atterrando tutto quanto ti sta sopra». Il segnale dato stava per verificarsi, quando il re sdegnato di tanta audacia, allungò il braccio, e segnando il profeta gridò agli astanti: «prendetelo, prendetelo».
Ma un prodigio si operò allora in favore dell'uomo di Dio. Il braccio del re perdette la propria flessibilità per cui non gli fu più possibile il piegarlo, se non in seguito alle intercessioni fatte a Dio per lui dallo stesso profeta. Impressionato da questo avvenimento, il re sollecitava il profeta ad accettare ospitalità in casa sua. Ma questi vi si rifiutò affermando: «che Dio gli aveva formalmente imposto di non fermarsi in tale luogo, di non mangiarvi pane nè bevervi acqua; e appena compiuta la sua missione se ne tornasse indietro per un via diversa da [pg 143] quella tenuta nel venirvi». E difatti senza frapporvi verun indugio egli se ne partì per una direzione opposta a quella presa primamente.
Ora conviene sapere che viveva allora in Betel un vecchio profeta80, che informato dai figli di quanto era successo si affrettò a farsi preparare la sua moritura, e corse dietro al profeta. Raggiuntolo, mentre riposava all'ombra di una quercia, gli si presentò quale collega in profetismo; e fingendosi inviato a lui espressamente da Dio, lo persuase a ritornarsene indietro per rifocillarsi in casa sua. Erano tuttavia seduti a tavola, quando una voce divina predisse all'orecchio del vecchio profeta che in punizione di avere trasgredito l'ordine ricevuto da Dio, il suo commensale [pg 144] non avrebbe avuto il supremo conforto di essere sepolto presso i suoi padri. Finito il pasto, il profeta forestiero si accomiatò dal suo ospite e si diresse verso il suo paese natale.
Ma erasi di poco dilungato dalla città, allorchè un leone scagliatoglisi addosso lo uccise. E per provare chiaramente come tale fatto non fosse un azzardo, ma punizione che gli attirò la disobbedienza sua; non solo il leone si astenne di guastare minimamente il suo cadavere, e di uccidere l'asino, ma stette lì fermo in loro custodia fino a che avvisato dell'accaduto il vecchio profeta, causa unica di tanta iattura, fu sollecito di andare a togliere il cadavere dalla pubblica strada e a dargli onorata sepoltura. Probabilmente la morte di quell'uomo virtuoso fu, se non calcolata, almeno sperata da quel vecchio profeta, il quale negli ultimi suoi momenti raccomandò ai suoi figliuoli di seppellirlo nella fossa di quell'uomo divino, onde le sue ossa fossero risparmiate il giorno in cui Giosia, il zelante re profetizzato, farebbe abbrucciare le ossa dei profeti falsi.
Archeologia.
Continuando i nostri studi d'archeologia biblica, noi esamineremo in questo mese quali arti venissero maggiormente coltivate dagli antichi ebrei, e colla solita brevità [pg 145] che ci siamo imposti, ne seguiremo il loro sviluppo e il loro progresso.
Giustamente osserva Goguet, lodato autore dell'origine delle leggi, delle arti e delle scienze, che, come il bisogno fu il maestro e il precettore dell'uomo insegnandogli a valersi delle mani ricevute dalla Provvidenza e del dono della favella di cui lo volle fregiato a preferenza d'ogni altra creatura; così le prime scoperte, frutto per la maggior parte del caso, non sarebbersi recate a certo perfezionamento senza la riunione delle famiglie, e lo stabilimento delle leggi che consolidarono le società.
E che questo giudizio sia pienamente conforme alla storia dell'umanità, la quale nelle sue invenzioni cominciò dalle cose più necessarie alla vita, per arrivare a poco a poco a quelle che dovevano procurare l'agiatezza, la comodità e il lusso; noi ne saremo pienamente persuasi risalendo ai primordi della creazione colla scorta della Bibbia, unico documento che esista di quelle epoche vetuste. La nudità di Adamo ed Eva vengono coperte da Dio stesso con tuniche di pelli, e scacciatolo dal paradiso terrestre Dio impose all'uomo di guadagnarsi il pane col lavoro. Una rozza capanna ove riparare dalle intemperie, alcune rozze armi per difendersi dalle belve feroci furono certo le prime invenzioni. Ma un bisogno naturale dimostrò presto agli uomini il vantaggio di riunirsi in società, poichè Caino stesso si occupò a edificare una città, che dal nome del figlio intitolò Anóch. Questa città non consisteva probabilmente che in un gruppo più o meno grande di capanne o di tende; ma a questo primo passo tenne dietro un periodo di sviluppo artistico pronunciatissimo, poichè certo Tubal-Caino già conosce l'arte di lavorare i metalli e segnatamente di ferro, e certo Iuval inventa o perfeziona la cetera e l'organo. Ai tempi di Noè le arti dovevano già avere raggiunto uno sviluppo non indifferente, poichè la costruzione dell'arca coi suoi tre piani e scompartimenti, ci attesta la cognizione d'un grandissimo numero d'arti. Il diluvio ha certamente portato un [pg 146] colpo terribile all'umana industria, facendola indietreggiare di parecchi secoli; ciò non pertanto, noi possiamo convincerci che non tutte le cognizioni acquistate dai primi uomini, andarono perdute: poichè appena i figli di Noè si furono moltiplicati, concepirono e in parte incarnarono il colpevole divisamento, di costruire una città con un forte castello la cui cima giungesse sino al cielo81.
Al tempo dei patriarchi le arti erano pervenute già a un certo grado di perfezionamento presso i Cananei e i Fenicii, posciachè troviamo fatta menzione di pietanze degne della tavola d'un re; di veli per donne; di vestimenti di distinzione; di braccialetti e pendenti d'oro per ornamento donnesco; della fabbricazione d'idoli; della incisione e della tintura di stoffe in colore cremisi. Si parla di carovane che venendo dall'est del Giordano percorrevano il paese per andare a fare il commercio in Egitto; si parla di pezzi d'argento che avevano corso tra mercanti e che se non erano coniati, erano sicuramente segnati con qualche incisione particolare; e finalmente nelle benedizioni che Giacobbe diede ai suoi figliuoli vediamo pure menzionati i porti di mare e le navi82.
È cosa indubitabile che all'epoca di Mosè si conosceva pure la scrittura alfabetica. Appoggiano quest'opinione: i nomi delle 12 tribù incise nelle due gemme dell' Efod; il santo di Dio sulla tiara del Pontefice; le tavole del Decalogo; le numerazioni delle tribù; lo scritto della [pg 147] donna sospetta che doveva poi essere cancellato nelle acque amare; il libello di disdetta da consegnarsi alla donna ripudiata ecc. Nel libro di Giosuè si fa menzione di una città chiamata allora Debir, ma che innanzi portava il nome di Kiriad-sefer, ossia la città dei libri, e forse rinomata pei suoi scrittori o per essere in essa conservati gli archivii.