In Egitto poi le arti fiorirono sin dalla più remota antichità, e gli ebrei che vi soggiornarono lungo tempo, e che senza dubbio ebbero gran parte nella erezione di quelle maravigliose piramidi, che se per un lato attestano il grado di schiavitù a cui un popolo può essere assoggettato dai suoi despoti, per l'altro lato attestano una sorprendente abilità artistica; ebbero campo ad esercitarvisi e a perfezionarvisi.

A questo punto, ci sentiamo in dovere di dedicare alcune parole, a dissipare un errore ingenerato da una inesatta interpretazione di una prescrizione Mosaica.

Nel corso di questo lavoro noi abbiamo potuto convincerci più volte, quanto fosse vivo e sviscerato l'amore di Mosè per quel popolo che liberò dalle ritorte egiziane; a cui fece attraversare «un deserto grande e terribile, covo di serpenti e di scorpioni avvelenati e di siccità dove non era acqua»; che condusse «sul suo seno come un aio conduce un adorato pargoletto» ai confini di quella «terra colante latte e miele promessa ai suoi padri». Ora non potendo dissimularsi la tendenza di questo popolo verso l'idolatria, e temendone a ragione le fatali conseguenze che ne sarebbero immancabilmente risultate, perchè avrebbe rotto il patto conchiuso con Dio e atterrato quel maraviglioso edificio che doveva dimostrare alle universe genti «la sua alta sapienza ed intelligenza»; e che sfidando i secoli doveva durare «come i giorni del cielo sulla terra»; non lasciò occasione veruna di fare le raccomandazioni le più calde ed amorevoli e di minacciare i castighi più terribili e spaventevoli per tenerli lontani. «Perocchè, diceva esso negli ultimi istanti del viver suo, conosco la tua [pg 148] contumacia e la dura tua cervice. Se essend'io ancor vivo presso di voi foste ribelli al Signore, quanto più (lo sarete) dopo la mia morte! Perciocchè so che dopo la mia morte commetterete gravi colpe, e vi scosterete dalla via che vi prescrissi e vi avverranno i mali nei tempi lontani facendo voi ciò che spiace al Signore irritandolo coll' (adorar l') opera delle vostre mani».

Ora quale maraviglia può destare la proibizione fatta al suo popolo, di fare scoltura o figura di cosa che (sia) nel cielo disopra, nella terra disotto, e nelle acque disotto la terra; di non inchinarsi ad esse nè adorarle; perchè l'Eterno è Dio geloso che non lascierebbe impunita una tale colpa?

Concediamo che questa inibizione, non era un incoraggiamento alle arti, poichè è indubitabile che la rappresentazione della divinità sotto forme sensibili, sia un potente incentivo agli slanci entusiastici del genio che produce nobilissime creazioni quali sono quelle tramandateci dalla Grecia antica. Ma oltrecchè, in ogni peggior caso, vale meglio per una nazione essere priva di capi lavori artistici, piuttosto che esporsi a irreparabile rovina; non v'ha dubbio che tra il non incoraggiare un'arte qualunque e il proibire assolutamente di esercitarla, come erroneamente si pretende da molti scrittori, corra un divario grandissimo.

E che l'intenzione di Mosè fosse precisamente quella di allontanare il suo popolo dalle seduzioni dell'idolatria e non la semplice rappresentazione degli oggetti, noi possiamo argomentarlo dai seguenti versetti del Deuteronomio ove il concetto di questa proibizione viene ampiamente sviluppata: «Guardatevi dunque bene, quanto v'è cara la vita—posciachè non avete veduta alcuna figura nel giorno che il Signore vi parlò in Oreb di mezzo al fuoco—di non commettere una grave colpa, e farvi alcun simulacro, della figura di qualsiasi idolo di forma maschile o femminile; della forma d'alcun animale ch'è in terra; della forma d'alcun uccello alato che vola nel cielo; della forma d'alcun (essere) strisciante sul suolo, o della forma d'alcun pesce ch'è nelle acque al disotto della terra. Bada bene che non avvenga [pg 149] che alzando gli occhi al cielo, e vedendo (ed ammirando) il sole e la luna e le stelle, tutta (insomma) la schiera celeste, tu travii, e ti prostri loro, e presti loro culto......».

E a convincere meglio i nostri lettori aggiungeremo che l'interpretazione data a questo precetto dai nostri Dottori più ortodossi concorda perfettamente colla nostra opinione. Il sapientissimo Maimonide nel trattato avodà zarà dice: essere affatto permesse le figure di animali e di piante anche in rilievo; e Raban Gamaliel teneva raffigurata la luna in tutte le sue fasi nel suo studio, e alle osservazioni che una fiata gli vennero mosse, rispose: «essere puramente proibita la rappresentazione dei corpi celesti fatta nell'intento di adorarli».

E se così non fosse, lo stesso operato di Mosè sarebbe in aperta contraddizione colla sua prescrizione, poichè in una invasione di serpenti avvelenati mandati da Dio per punire la maldicenza e la ribellione del popolo, e che portarono nell'accampamento ebreo desolazione e lutto; Mosè fece costrurre un serpente di rame, e fissatolo sopra un alto palo lo espose alla vista del popolo. Questo serpente durò sino al tempo del re Ezechia che lo fece sminuzzare perchè gli Ebrei se ne erano fatto un idolo.

Ma v'ha dippiù. Nel Tabernacolo stesso egli fece porre due Cherubini che, come dicemmo altrove, coprivano l'Arca Santa colle loro ali: e noi sappiamo che nel Tempio di Salomone, oltre ai Cherubini, vi era il grande bacino che poggiava sopra dodici buoi; e nei piedestalli degli altri bacini si trovavano figure di buoi, di leoni, di fiori ecc. Nè si supponga che ciò possa essere stata un'infrazione alla legge, posciachè Salomone si attenne con tanto scrupolo alle prescrizioni mosaiche da non permettere che si adoperasse nè chiodo, nè martello, nè altro istrumento di ferro nell'interno dell'edificio stesso83, perchè Mosè avea [pg 150] raccomandato di non frammischiare ferro nella fabbricazione dell'altare.

Non paia strana questa raccomandazione. Chi studia con amore e con riflessione le istituzioni mosaiche deve restare convinto che, tranne pochissime il cui senso ci è ora impenetrabile per la grande distanza dei tempi ed enorme [pg 151] differenza dei costumi, tutte le altre sono inspirate da due fini ch'egli si prefisse di ottenere: 1º La salute del corpo, mercè assennatissime disposizioni sui cibi e sulla pulitezza, e mercè la moderazione nei piaceri; 2º il miglioramento dell'anima, mercè la pratica d'ogni virtù domestica e sociale. «Santi siate, raccomanda egli al suo popolo, che santo sono io, l'Eterno Dio vostro». Ecco ora l'interpretazione che danno i nostri Dottori di questo precetto: «L'altare, dicono essi, è ministro di pace tra l'uomo e Dio e tra l'uomo e l'uomo; e viceversa il ferro è ministro di morte. Ora l'istrumento di morte non può nè deve confondersi coll'istrumento di pace, di concordia e di amore».