Abbiamo già parlato altrove del trattamento degli ebrei verso lo straniero.

La guerra, terribile necessità dei popoli, originata da contese tra gli individui, da lotte tra le tribù per la malaugurata avidità negli uni di usurpare quanto era di spettanza degli altri; flagello che disgraziatamente la civiltà non ha ancora potuto rendere impossibile per quanto ne abbia attenuati i disastrosi effetti, e che forse non isparirà completamente dalla terra se non nei tempi messianici vaticinati dai nostri profeti per un'êra di pace inalterata tra gli individui e fra le nazioni, perchè allora «tutta la terra sarà piena della conoscenza di Dio come il mare è pieno d'acque»; non poteva non richiamarsi alle umanissime sollecitudini del Legislatore ebreo.

Abbiamo già detto altrove, e ripetiamo ora, che Mosè non voleva che il suo popolo diventasse un popolo conquistatore: i limiti del territorio che doveva occupare erano stati segnati precedentemente dal Signore stesso. Dominato da tale lodevolissimo pensiero egli doveva mostrarsi, come si mostrò effettivamente, avverso alla guerra offensiva. Abbiamo già parlato sulla sorte riservata alle popolazioni [pg 219] della Palestina e dei proclami di Giosuè al suo ingresso in essa. Relativamente alle nazioni stabilite fuori di quel territorio egli le divise in diverse categorie. Agli Amaleciti guerra eterna perchè tanto codardi quanto scellerati, sorprendevano le donne e i fanciulli che nell'uscire dall'Egitto restavano alla coda del popolo, e li trucidavano senza misericordia. Ai Madianiti guerra d'esterminio, perchè colle loro infami astuzie spinsero gli Ebrei ad abbracciare il loro sozzo culto e causarono così la morte a ventiquattro mila persone. Agli Ammoniti e ai Moabiti nessuna guerra aggressiva, ma neppure nessuna alleanza, nessun rapporto d'amicizia perchè oltre al rifiutarsi di concedere agli ebrei il libero passaggio nel loro territorio per portarsi alle rive del Giordano, passaggio invocato da Mosè a titolo della parentela che esisteva tra le due nazioni, diedero prova di una straordinaria malvagità verso gli stessi ebrei perchè sibbene non minacciati da quelli, chiamarono presso di sè con larghe promesse di onori e di premii il mago Balaamo per farli maledire persuasi di poterli poscia combattere e vincere103. Agli Idumei discendenti di Esaù, [pg 220] obblio intiero del rifiuto dato al richiesto passaggio sul loro territorio verso il Giordano. Lo stesso generoso obblio verso gli Egiziani; pel merito di aver ospitato la famiglia del [pg 221] patriarca Giacobbe. Riguardo poi altri popoli lasciò intera facoltà di fare guerra o conchiudere alleanze. Egli raccomanda però che qualora avessero dovuto attaccare una città fuori della Palestina si dovesse cominciare per offrire agli abitanti una capitolazione. Se la città si fosse resa volontariamente, gli ebrei dovevano contentarsi di renderla tributaria, ma costretti ad ottenerla colla forza, allora la legge li autorizzava ad uccidere gli uomini supposti di [pg 222] avere militato contro di loro, e di menare in ischiavitù le donne e i fanciulli104.

Organizzazione militare
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Dai tempi di Mosè sino a Saulle l'organizzazione militare dovette essere molto imperfetta; e sono assai poche le nozioni che a tale riguardo ci vengono somministrate dai libri santi. Sappiamo soltanto che erano sottoposti alla milizia tutti i maschi dall'età dei 20 anni in su; che la milizia non si componeva che di fanti; che tutti i militi di una stessa tribù marciavano uniti sotto lo stesso vessillo; che l'apertura della guerra si faceva allo suono di trombe; che i sotérim facevano le proclamazioni da noi già sopra dette, prima dell'attacco, per fare sortire dalle file gli esentati dalla legge. Alcune disposizioni riguardanti la pulizia delle truppe dimostrano evidentemente che nel campo degli ebrei doveva regnare la proprietà e i buoni costumi.

Saulle fu il primo a dare l'esempio di truppe stanziali. Dopo la sua proclamazione a re d'Israele sul Ghilgál scelse tremila uomini: duemila li tenne sotto i suoi ordini immediati, e pose gli altri mille sotto gli ordini di Gionata suo primo figlio. I Filistei già prostrati da Samuele erano ridivenuti tanto insolenti, e facevano pesare sugli ebrei tale servaggio, da proibire loro la fabbricazione di qualunque specie di utensili di ferro: motivo per cui questi erano costretti a provvedersi presso i loro dominatori, persino gli [pg 223] strumenti agricoli. Ciò nullameno per un atto eroico di Gionata e del suo scudiero, Saulle ottenne su quelli una vittoria segnalatissima, che servì a consolidare il suo trono e ad umiliare la baldanza dei Filistei. Ma dovendosi aspettare improvvisi loro attacchi, quantunque la storia non ne faccia nissun cenno, dovette certo mettersi in misura di respingerli tenendo sotto le armi un buon numero di truppe sperimentate, sotto la direzione del valoroso Abner; poichè la storia c'informa ch'egli «combattè intorno contro tutti i suoi nemici in Moab, nei figli di Amon, in Edom, e nei re di Sovà, e nei Filistei, negli Amaleciti ed ogni dove si dirigeva egli dava sconfitte».

Davide, guerriero in tutto il senso della parola, chiamato a succedere a quel valoroso quanto infelice monarca, inebbriato dai suoi successi dimenticò che un re ebreo doveva limitarsi a conquistare e a difendere il territorio che Dio aveva assegnato al suo popolo, si lasciò dominare dall'ambizione e compose una vera armata regolare.

Cominciò col circondarsi di una numerosa guardia reale probabilmente composta di soldati stranieri; poscia compose un corpo di milizia di 285 mila soldati diviso in dodici corpi ciascuno di ventiquattromila uomini, che dovevano restare in servigio un mese dell'anno nei dintorni della Capitale. Queste truppe venivano esercitate per turno sotto gli occhi stessi del re da abili capitani, da lui nominati e scelti fra i suoi trenta eroi.

Salomone completò l'opera del padre colla formazione di un corpo di cavalleria, e colla provvista di carri da guerra, ch'egli distribuì in diverse piazze forti: non pare però ch'egli abbia dovuto servirsene, perchè il suo regno fu pacifico per eccellenza. Più tardi noi troviamo in ambidue i regni armate perfettamente organizzate, particolarmente sotto Assà, Giosafatte, Amasia, Ozia e Gioacaz. Nell'esercito si distinguevano tre divisioni principali: l'infanteria, la cavalleria e i carri. Questi portavano, oltre al conduttore, parecchi combattenti. L'armatura sola faceva certo distinguere il soldato dal semplice borghese, perchè noi [pg 224] non troviamo traccia di uniforme fra le truppe ebree. Ogni corpo d'armata si componeva, di parecchie legioni di mille uomini, suddivise in bande di cento e di cinquanta. Il generale in capo detto sar ahháil o sar assavà, oppure il re quando prendeva il comando in persona, aveva sotto i suoi ordini i generali comandanti le divisioni, ed era seguito da uno scudiero o portatore d'armi detto noscè chelim. A quanto pare i carri formavano due divisioni, di cui ciascuna aveva il proprio capitano. Gli ufficiali superiori formavano un consiglio, che in tempo di guerra si erigeva a tribunale per giudicare gli accusati di delitto politico. Probabilmente fu un consimile tribunale che fece gettare Geremia in un pozzo contro il volere del re stesso, perchè predicava al popolo l'alleanza coi Caldei. Il mantenimento dei soldati era a carico delle loro proprie famiglie; e dal fatto di Barzilai bisogna convenire che i ricchi proprietarii erano larghi di provvisioni alle truppe che militavano presso i loro possedimenti.

Le armi che adoperavano gli ebrei erano come quelle degli altri popoli di due specie difensive ed offensive. Quali armi difensive noi troviamo menzionate le seguenti: 1º Il Sinnáh o il grande scudo, il quale probabilmente aveva la forma ovale e copriva tutto il corpo; 2º Il maghén, il piccolo scudo di forma tonda e che copriva il ventre. Quest'arma è molto più antica del Sinnah perchè mentre questa la troviamo menzionata ai tempi di Abramo, non troviamo traccia dell'altra sino dopo l'epoca di Davide. Da un passaggio d'Ezechiele risulta, che queste armi erano in legno, coperte di una pelle che talvolta veniva unta d'olio. Ciò non toglieva però che se ne fabbricassero anche in rame, e che Salomone ne avesse parecchie d'oro sospese alle pareti del suo palazzo quali ornamenti. 3º Il Kóvanh (elmo) ordinariamente di rame. 4º Il Sirion corazza di rame fatta a scaglie. 5º Il Mishhà gambale di rame menzionato una sola volta nella descrizione della armatura di Golia, epperciò forse non in uso fra gli ebrei.