Di armi offensive ne troviamo pure diverse: 1º Il hhérev[pg 225] (coltello o spada) chiuso in una fodera thàar e attaccato a una cintura particolare; 2º differenti specie di lancie, e di dardi designati colle parole: rómahh, hhanid, hhídon, hhess; di cui è difficile precisare le forme; 3º Késced (arco) ordinariamente di rame, colle freccie che si portavano in un turcasso sulle spalle; 4º Kélan (fionda), che era a dir vero un'arma pastorale, ma convien credere che se ne servissero anche nelle guerre perchè la Bibbia registra che la tribù di Beniamino contava «settecento giovani scelti mancini, i quali tutti miravano colla fionda ad un capello e non fallivano».
Per completare queste nostre nozioni, dovremmo discorrere delle macchine da guerra che erano di un'immensa importanza nello assedio delle città, e nella loro difesa. Ma sono pochissime le nozioni che ci sono somministrate dalla Scrittura a questo riguardo. Nel secondo libro dei Paralipòmeni leggiamo che Ocozia re di Giuda, fece fabbricare in Gerusalemme mai più vedute hhissevonóth, per metterle sulle torri e sugli angoli delle mura a lanciar dardi e grosse pietre. Ora tali macchine non potevano essere che catapulte e baliste e fors'anche arieti il cui nome proprio carim, e l'appellativo mehhí kobél (percottente di faccia) sono adoperati in Ezechiele. Di fatti la catapulta era un grande arco che si stendeva e lanciava molto lontano freccie, giavellotti pesantissimi ed anche travi; e la balista teneva luogo di grande fionda gittando sassi a grandi distanze.
Ma le più micidiali fra tutte le macchine da guerra erano i così detti carri falcati, che la Scrittura distingue in due specie: gli uni servivano solamente per condurre i principi o generali; gli altri armati di ferro si spingevano contro la fanteria e menavano grande strage. I primi carri bellici di cui ci si parli, sono quelli condotti da Faraone contro gli ebrei dopo la loro uscita dell'Egitto, e che vennero sommersi nell'Eritreo in numero di sei cento: ma Mosè non dice se erano armati o semplici carri da corso. I Cananei, i Filistei e i Sirii ne facevano grande uso, perchè [pg 226] Sìssera si portò a combattere contro Debora con settecento carri di ferro, ma non scorgesi che i re ebrei siansene mai serviti.
Tre vocaboli sono adoperati in ebraico per designare le insegne militari, cioè déghel, oth e ness. È impossibile determinare con certezza la differenza degli oggetti indicati con tali nomi. Molti interpreti però credono che il vocabolo ness si adoperasse per designare un piuolo o pertica alla cui sommità attaccavasi una striscia di stoffa od altro che sventolasse, e che si ergeva sulle colline quale segnale o punto di convegno; che il vocabolo oth significasse l'insegna particolare di ciascuna tribù; e che il déghel, distinto dagli altri due pel colore della stoffa, fosse l'insegna comune di ogni corpo d'armata composto di tre tribù.
Secondo i Rabbini le dodici tribù d'Israele formavano quattro corpi colle seguenti insegne. Giuda, Issacar e Zebulun portavano sulla loro bandiera un lioncello con queste parole: Kumà adonaî véiafússu oievéhha ecc. (Sorgi o Signore! e saranno dispersi i tuoi nemici e fuggiranno i tuoi avversarii dal tuo cospetto); Ruben, Simeone e Gad portavano sulla loro bandiera un cervo colla leggenda Scemáh Israel ecc. (Ascolta Israele l'Eterno Dio nostro è Dio unico); Efraim, Manasse e Beniamino avevano un fanciullo ricamato col motto Vaanán adonaï aleém iomám (e la nube di Dio era sopra di loro nel giorno, nel loro partire dall'accampamento) e finalmente Dan, Asser e Naftali avevano un'aquila collo scritto Suvvà adonai rivevóth alfè Israél (Ritorna o Dio fra le migliaia d'Israele!),
Giunti oramai al compimento del nostro lavoro, e rincrescendoci di separarci dai lettori che ebbero la gentilezza di seguirci sin qui, coll'argomento che la disposizione della materia ci obbligò a trattare per ultimo; ci sia permesso che ci accomiatiamo da loro coll'esprimere un voto che parte spontaneo dal nostro cuore: ripetendo qui le parole colle quali il profeta Isaia e Michea, vaticinarono l'epoca [pg 227] beata che immancabilmente dovrà sorgere per l'umanità. «Popoli numerosi si porranno in cammino, e diranno: «Venite, andiamo al monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe; perchè c'insegni alcuni dei suoi dettami, in guisa che possiamo seguire le sue vie». Imperocchè da Sionne uscirà ammaestramento, e la parola del Signore da Gerusalemme. Egli giudicherà tra le nazioni, e pronunzierà sentenza a popoli numerosi, i quali quindi spezzeranno le proprie spade per farne delle marre, e le proprie lancie per farne falci; una nazione non alzerà più contro l'altra la spada, nè altri più si eserciterà nell'arte della guerra.... Gli stranieri poi aggregatisi al Signore per prestargli Culto, e per amare il nome del Signore, ed essergli servi.... Io li condurrò al mio sacro monte, e li rallegrerò nella mia Casa d'orazione; i loro olocausti ed altri sacrifizii saranno graditi sul mio altare: perciocchè il mio Tempio si chiamerà Casa d'orazione di tutti i popoli».
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