3º Il Thaborre, monte rotondo e sublime nella Galilea. Fu su questo monte che la profetessa Debora levatasi, come Ella stessa dice nel suo stupendo canto, a madre d'Israele, eccitò Barak a raccogliere un dieci mila uomini della tribù di Naftali e di Zebulun; e messasi ella stessa alla loro testa sfidò e vinse Sissera generale del re Iavin che da vent'anni opprimeva Israele.
4º Le montagne d'Israele dette anche monti di Efraim, catena aspra ed ineguale che sta in faccia alle montagne di Giuda, il cui suolo invece è molto fertile. Nel Deuteronomio ed in Giosuè si fa menzione dei monti Ebal e Garizim, posti l'uno al nord, l'altro al mezzodì di Sichem.
A queste montagne bisogna riferire il famoso monte [pg 23] Moria ove Abramo erasi portato per sacrificare l'unico suo figlio, ed ove Salomone fece erigere il più maestoso Tempio, che l'uomo abbia innalzato ad onore dell'unico vero Iddio; e il monte Sion ove era la città di Davide.
5º Le montagne di Galaad, poste al di là del Giordano. A questa lunga catena appartiene il monte Nebo ove salì Mosè per contemplare la terra promessa avendogliene Dio impedito, colla morte, di entrarvi. Il Sinai e l'Oreb, il primo famoso perchè fu su d'esso che Dio proclamò il Decalogo: il secondo perchè fu su d'esso che Dio apparve a Mosè nel roveto ardente, e lo decise alla grande impresa della redenzione d'Israele; si trovano nell'Arabia Petrea fuori della Palestina.
Capitale del regno sotto Davide e Salomone, del regno di Giuda dopo il distacco delle dieci tribù dalla dinastia davidica, e di tutto il lungo periodo che durò il secondo Tempio, fu Gerusalemme. Più avanti si troverà la descrizione di questa città cotanto celebrata nella storia e la descrizione del tempio di Salomone. Non taceremo che vi furono alcuni scrittori, i quali, giudicando lo stato antico della Palestina da quello che presenta attualmente, dissero: che Mosè ingannò gli Ebrei quando promise loro un paese «colante latte e miele, e prodigiosamente fornito di ogni cosa per trarre la vita in continua abbondanza»; per poi dare loro un paese montuoso ed arido. Ma così non è: poichè, oltre alla storia biblica che ad ogni passo ci fa fede della prodigiosa fertilità di quel paese, come proveremo innanzi, abbiamo pure la testimonianza degli storici profani, quali Ecateo contemporaneo di Alessandro il Grande, Tacito, Ammiano, Marcellino e Plinio.
Se ora quel paese è sterile, ne sono causa le devastazioni successive dei Babilonesi, Egiziani, Sirii, Romani, Saraceni, Arabi13, ecc. e l'attuale mancanza di coltura.
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§ 2.—
Dell'agricoltura e suoi Strumenti.
La pastorizia e l'agricoltura, furono i due rami d'industria ai quali primamente si dedicarono gli uomini, chiamativi dalla necessità di soddisfare i materiali loro bisogni. Iddio pose Adamo nell'Eden, non perchè vi conducesse una vita di contemplazione oziosa, ma affinchè lo custodisse e lo lavorasse. I due figli che egli procreò dopo il suo fallo, si dedicarono appunto uno alla pastorizia, l'altro all'agricoltura: e all'agricoltura troviamo dedicato Noè appena uscito dall'arca. Desiderando Mosè che il suo popolo si dedicasse particolarmente all'agricoltura, la favorì in tutti i modi. Nel corso di questo lavoro, noi avremo occasione di parlare di parecchie sue opportune e savissime disposizioni prese a tale riguardo, fra le quali primeggiano quella della partizione del territorio nazionale, e quella dell'anno sabbatico. Riserbandoci di esaminare i diversi motivi che dettarono queste due disposizioni, diremo intanto che la prima tendeva a riparare diverse piaghe dell'agricoltura che si possono riassumere nelle tre seguenti: 1º Le grandi proprietà, che in mano di uomini potenti e sensuali sono cariche di sontuosi edifizi, di eleganti giardini, di deliziosi boschetti. 2º Il continuo succedersi dei coloni. La mancanza di una cognizione vera ed esatta del terreno che si deve coltivare ha un'importanza massima sul successo dei ricolti. 3º Le spese e i lavori ai quali si è spesso obbligati per migliorare il terreno, e a cui difficilmente vi si assoggetta, colui a cui manca la sicurezza di un lungo possesso.
Gli strumenti che in principio si adoperavano per arare i campi, dovettero essere molto semplici, consistendo probabilmente in soli bastoni aguzzi. Nel Deuteronomio si parla d'uno strumento, con cui gli ebrei dovevano fare un buco nel terreno fuori del campo pei loro bisogni naturali; e questo arnese detto Iathed probabilmente era una specie di vanga o di pala che serviva anche ai lavori di terra. Però nel primo libro di Samuele si fa menzione [pg 25] di vari strumenti aratorii, quali sono: mahharesced vomere, eth zappone, kardom scure, mahharesciâ sarchiello. Il malmed era lo stimolo dei buoi.