Santo e rispettato il lavoro, santo e rispettato il vincolo della famiglia: l'unione degli sposi fatta qualcosa più che semplice affar di interesse o accoppiamento di sessi; rafforzati coi doveri dei figli verso i genitori, i doveri de' genitori verso i figli; punito, secondo i casi, di morte, d'infamia, di altre pene, severissime sempre, l'adulterio — consumato o tentato, adulteri e adultere ad una — e delle pene medesime il concubinato[23]; e di morte i lenoni[24].

Forte, virile la educazione. «Nel buon tempo antico, quando fiorivano gli antichi costumi — scrive Aristofane — i giovanetti affrontavano il verno senza mantello, benchè la neve venisse giù come farina; non mangiavano come oggi delicate vivande, non posavano in atteggiamenti svenevoli; la loro musica era maschia e marziale, i loro costumi decorosi e casti. Così furono educati gli uomini che pugnarono a Maratona.»[25]

E il regno delle etére non era ancora sorto. La corruzione ingentilita non aveva ancor pensato a far bella la prostituzione del nome santo dell'amicizia e a decorare del dolce nome d'amiche (ἐταίρα, compagna, buona amica) le alunne impudiche della Venere Volgare[26]. Demostene non iscriveva ancora: Abbiamo le etere per il piacere dell'animo, le donne legittime per la procreazione della prole[27]. Ristretta a poche schiave comperate all'uopo (πόρναι) e confinate rigorosamente ne' bordelli, la prostituzione ancora non rappresentava che un'istituzione di pubblica igiene[28], sotto la vigilanza dello stato. Il pubblico dispregio manteneva un cordone sanitario di isolamento intorno a quelle case, intese a prevenire il concubinato e a preservare dalla corruzione e dall'adulterio le famiglie. Siamo ancora lontani dal tempo che donne affrancate e libere eleggeranno spontanee la condizione lucrosa di cortigiane, usurperanno per proprio conto tutto il posto delle mogli, e rotti i vincoli delle famiglie faranno delle proprie case il luogo elegante di convegno del fiore della città.

E non era ancora il tempo dei parassiti, nel senso novissimo ed ignobile della parola. Essi ancora non erano che i venerandi commensali dei sacerdoti; eletti fra gli ottimi dei cittadini e soprintendenti alla scelta e alla percezione del frumento sacro[29] e dell'altre primizie offerte agli Dei. — La gola e l'infingardaggine non avevano ancora messa al mondo, sotto quel nome, un'altra generazione di commensali; in una città che obbligava i poveri all'onesto lavoro, non c'era ancor posto per quella casta di poveri scioperati e viziosi, che doveva più tardi divenire l'elemento caratteristico di una corrotta società.

E non era ancora il tempo dei sofisti. Le sapienti sottigliezze idealistiche della scuola eleatica e della megarica e dell'altre scuole non avean ancora sviluppato il funesto contagio della filosofia eristica; colla sua falange di ignoranti e ciarlataneschi cavillatori. Le ciancie vuote di senso non avevano ancora preso il posto dei fatti virili.

Questi — e non prolungo gli esempj — i costumi, le leggi, gli uomini. I fatti — si chiamavano Maratona e Artemisio; Salamina e Platea; Micale e Menfi.

In meno di otto lustri dalla cacciata dei Pisistratidi il piccolo popolo di montanari, di coloni e di pescatori, dimenticato là in un angolo di terra, sugli scogli di Sunio — è divenuto il primo fra gli stati della Grecia, è divenuto Atene la libera, la forte, la pingue, la gloriosa, i cui soldati portano la libertà fra i Greci dell'Asia e le cui triremi scorrono da padrone il mare, dal Ponte Eusino all'Egitto.

Atene raccoglie il frutto della sua grandezza morale e la lega degli stati greci congregata in Delo, nel santuario della stirpe Jonica, conferisce ad Atene, col patto di Bisanzio, l'egemonia (477 a. E. V.). Ella fa giurare ai collegati i patti dell'alleanza fraterna e della guerra ad oltranza contro lo straniero; e duce della lega, depositaria del giuramento, per bocca d'Aristide, impreca con riti solenni agli spergiuri[30].

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Ma già da quel momento comincia a verificarsi un fenomeno frequente nella storia degli stati. La prosperità genera l'insolenza. Atene la liberatrice dei Greci non tarderà a trovar troppo scarsa la gloria del primato morale e materiale, e a sentire il bisogno di signoreggiare la Grecia con ben altro impero[31].