Sicuro un bel niente! Perchè sono due tipi affatto diversi, messi lì appunto a porre in luce due faccie diverse dell'anima del protagonista. Perchè la innocente e ingenua Glicera, quale mi occorreva nel primo atto, non era mai la donna che potesse esercitare la menoma influenza sul carattere di Alcibiade, a meno di cessar di essere un carattere vero, e di diventare il solito angiolo del bene, rubando il mestiere alla Alice del Roberto il Diavolo; viceversa poi, la donna capace di esercitare un fascino e un dominio sull'animo del Don Giovanni ateniese, non poteva mai essere la vittima delle sue gherminelle dell'atto primo. Perchè infine, quel fascino, quell'influenza, è il risultato di una armonia morale fra Timandra ed Alcibiade, che appunto manca tra i caratteri di Alcibiade e di Glicera; di un'armonia che permette a Timandra di leggere subito nel fondo dell'anima dello eroe, di indovinarvi i più nascosti pensieri e impadronirvisi delle più segrete emozioni, mentre la povera Glicera ne sa tanto del suo seduttore, da restar presa lì subito, come un pesciolino all'amo, al sentimentalismo delle sue bugie.

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Ora se permettete, Yorick — intanto che il signor marchese D'Arcais è andato a prendermi i volumi della greca filosofia da incastrar nell'Alcibiade — per ingannare il tempo finirò qui col signor Roberto Stuart il discorso più sopra incominciato.

E non la si inquieti, signor Stuart, che sarò corto. Già veramente sul suo erudito opuscolo intorno al mio Alcibiade[157] io potrei porre una piccola question pregiudiziale.

Ella opina che la censura deve aver mutilato in gran parte il mio dramma; lo opina perchè l'Alcibiade secondo lei «doveva essere un mezzo per isvelare delle opinioni politiche» e perchè le tirate che ci si poteano far sopra non essendovi, è impossibile — proprio impossibileche la loro assenza non sia effetto delle forbici governative; e dal momento che le mie idee personali la censura me le aveva soppresse, non c'era più ragione di pubblicare il lavoro, ed anzi era meglio non farlo, perchè prova soltanto che gli adulatori del popolo (ch'a son peui mi) sono i primi a conoscere i loro polli, — e via via dicendo con tante altre amenità di questo stampo.

Ebbene, signor Stuart, ciò ch'ella opina è un'opinione storta, perchè la censura nel mio dramma non ci ha messo becco, e il solo taglio che vi si trovi è quel tale della coda che lei sa. Ma io invece opino e sostengo e mantengo, che quando in una critica d'arte si opinano di queste cose; quando si ha tanta intuizione nello interpretar gli intenti di un autore, e intorno al dramma storico si possiedono di quelle idee, e non si capisce nè il come nè il perchè io non abbia scelto l'occasione dell'Alcibiade per fare il mio manifesto ai miei elettori di Corteolona e Belgiojoso; quando in una critica artistica si dicono queste sorti di banalità, — coll'aggiunta di tutte quell'altre sul collare dell'Annunziata, e sugli zuavi pontificj e sui preti del Vaticano, ecc.[158] — fior di roba greca come si vede — si può essere senz'altro ad occhi chiusi rifiutati come giudici in cose d'arte, perchè ciò dimostra, non dirò l'incompetenza, ma la più completa (non se n'abbia male, sa!), la più fenomenale assenza del criterio artistico. E quando son queste le idee nuove ed elevate e profonde ch'Ella reca nel campo dell'arte, ah, per Dio, io posso ben consolarmi ch'Ella non abbia trovato nel mio dramma nè un solo pensiero nuovo nè un solo concetto ardito: vorrei ben vedercelo io quel concetto che a lei potesse parer bello o parer nuovo, per conciarlo subito colle forbici come si deve!

Ma ha Ella fatto almeno una critica storica? da quell'erudito inglese che Ella è, scorgendo che il mio dramma non è riuscito per mancanza di studî — (già noi Italiani siam molto indietro su queste cose) — Ella ha la bontà di venire in soccorso alla mia ignoranza e di indicarmi le fonti dalle quali avrei potuto ricavare qualche maggior lume per l'opera mia!

Ella mi informa che avrei potuto raccogliere le notizie dalla storia di Tucidide, dalle commedie di Aristofane, dai dialoghi di Platone, dalla memorabilia — sic — (I Memorabili, vuol dire?) di Senofonte, dal Pericle ed Aspasia di Laudor e dal Caricle the Beker[159].

Ed è qui tutto? Ahimè, signor Stuart, pur troppo mi son digeriti — lo sa il mio stomaco — alcune altre dozzine di volumi ancora; e pur troppo, se la sua erudizione non va niente più in là di quei volumi, ho paura che Ella non abbia che una cognizione molto incompleta del mondo greco. Ma viceversa poi ho un terribile sospetto.... che quei pochi libri che Ella mi indica, Ella..... non li abbia letti neppur quelli!

Ne vuole una prova?