Apro il suo opuscolo e ne piglio a caso una pagina; e la trovo tanto bella, tanto saporita, che la riferisco per paura di guastarla, e perchè è una pagina che, l'assicuro io, farà epoca nel mondo erudito.
È di Tucidide — uno di quei della sua lista — che Ella parla. Attenti tutti!
«Noi abbiamo troppo l'abitudine di contemplare la storia a traverso lenti moderne. La spedizione di Sicilia, per esempio, fu un grand'affare per Atene. Ma il genere comune dei combattimenti, per il numero dei combattenti e per i risultati ottenuti, erano molto al disotto di quelli annunciatici da 18 mesi a questa parte nella lotta dei carlisti.
«Imaginarsi una cronaca non interrotta che ci narrasse come il sindaco e le truppe di Albano avessero marciato contro il sindaco e le truppe di Frascati: che una lotta importante fosse sorta e che quattro abitanti di Albano fossero rimasti feriti ed uno prigioniero.
«Un combattimento più importante gli succede. Le truppe di Tivoli si combattono con quelle di Subiaco, quei di Subiaco lasciano un uomo sul campo.
«E di questo genere, senza troppo esagerare, sono i combattimenti narrati da Tucidide.»
Ma, o... eruditissimo signor Stuart, a chi crede Ella di venire a contare in Italia queste fandonie?
Il primo venuto che abbia letto Tucidide più in là del cartone le sa dire che quasi tutti i combattimenti di Tucidide eguagliano per numero di morti (se si tratta solo di una ventina di morti e un centinaio di feriti, Tucidide non li tratta che da scaramuccie) i grossi combattimenti dei tempi nostri, e parecchi presentano tali cifre di rimasti sul campo, quali appena le danno le nostre battaglie!
Perchè veda, Tucidide (lasci un po' adesso che la informi io) — il quale è l'autore di una Storia della guerra del Peloponneso in otto libri, ed è con Senofonte il più esatto e scrupoloso degli storici greci — Tucidide di solito non conta che i morti, e quando li conta; e lascia a lei la cura di istituire poi in proporzione (ch'è in media generale quella del triplo) il calcolo dei feriti.
Apra dunque Tucidide e veda per es. che al combattimento di Potidea (I. 63) i Potideali perdono 300 morti, e gli Ateniesi 150, totale 450 di soli morti, senza contare i feriti; che a quello di Spartolo in Epitracia (II. 79), gli Ateniesi sconfitti dai Calcidesi, perdono 430 morti oltre tutti i capitani; e i feriti Ateniesi e le perdite dei Calcidesi son da aggiungersi al conto; che a quello di Egitio (III. 98) contro gli Etoli, dei soli Ateniesi sconfitti restan morti sul campo centoventi opliti — e lo stesso Procle uno dei capitani — senza contare i loro alleati dei quali molti morirono — e che dovettero essere assai di più!