Alle battaglie navali sulle coste dell'Acarnania, (II. 84, 92), i Peloponnesj sconfitti da Formione perdono nella prima dodici navi, nella seconda sei con tutti gli equipaggi,[160] su cui gli Ateniesi fanno man bassa.
A Milazzo in Sicilia (all'epoca delle prime spedizioni) in una scaramuccia gli Ateniesi attaccano due coorti di Messeni (III. 90) e ne fanno strage.
Al combattimento di Olpe (III. 107 e seg.), i Peloponnesj ed Ambracioti, sconfitti dagli Ateniesi di Demostene, perdono 300 morti; senza contar la strage successiva degli Ambracioti, che assaliti nelle gole di Idomene lasciano oltre un migliaio di morti! (III. 113).
Alla battaglia di Delio (ch'ella, signor Smith mi confonde con Delo!) ventimila Beoti comandati da Pagonda combattono contro gli ottomila Ateniesi di Ippocrate; vi restan morti dei Beoti cinquecento; degli sconfitti Ateniesi mille fra cui il capitano Ippocrate, oltre ad una quantità di fanti leggieri e di saccardi (IV. 101) dei quali il numero dovette uguagliar per lo meno quello degli opliti: e ancora i feriti, come sempre, non entrano nel conto!
Alla battaglia di Novara non ne son morti tanti!
Al combattimento di Anfipoli che fu, scrive Tucidide, non un'ordinata battaglia, ma un semplice scontro improvviso, (V. 11) gli Ateniesi sconfitti lasciano seicento morti, compresovi il comandante Cleone; i Lacedemoni vincitori, sette morti, compresovi il fortissimo Brasida.
Alla battaglia di Mantinea (V. 74), degli Ateniesi muojono duecento, compresi i due capitani; dei loro confederati novecento; dei Lacedemoni vincitori trecento. Totale millequattrocento morti — senza il resto!
Il numero circa, se non erro, dei morti nostri alla battaglia di San Martino!
Nella fazione di Mileto, gli Argivi, sconfitti dai Milesj, perdono essi soli trecento morti (VIII. 25)
Al combattimento navale di Eretria (VIII. 95) gli Ateniesi perdono ventidue navi, sui cui equipaggi i Lacedemoni fanno man bassa.