E così si studia Tucidide da' concittadini di Grote! meglio non lo si studia — perchè già, signor Stuart gentilissimo di qui non s'esce — è evidente come la luce del sole, quando splende a mezzogiorno, che Ella Tucidide non lo ha letto. Ed è lei che mi raccomanda di leggerlo!!!!

E non avendo letto Tucidide, via, la sia franca, ella ne sa un po' troppo poco per dar giudizj critici di storia su di un dramma che tratta di Alcibiade e della guerra del Peloponneso. Per prender sul serio la sua autorità non ci voleva che il signor marchese D'Arcais, che di storia e letteratura greca ne sa ancora meno di lei!

Avesse almeno letto quegli altri dei quali m'ha raccomandato la lettura!

Ma permetterà che io vada adagio nel crederlo. — Prima di tutto, dopo quel primo saggio; poi perchè mi regala, in poche pagine, certi altri granchii e certe storpiature di parole, che sulla sua erudizione danno molto da pensare. Ed è chiaro, molto chiaro, che non si tratta già di errori di stampa; perchè una certa pratica di cose di stampa, veda, io la ho; e se la sintassi e la lingua del suo opuscolo non son molto corrette, il testo però, quale Ella lo ha scritto, appare evidentemente correttissimo, e di quelle parole ch'Ella poteva sapere, senza sudar troppe camicie, non ce n'è sbagliata neppur una.

Ella mi cambia in Leochitide, il re spartano Leotichide (Leotychides o Leutychides) che soppiantò Demarato nel regno.

Ella mi cambia in Pontidea il nome della città di Potidea, nella Calcidica, dove ebbe luogo la battaglia, e dove Alcibiade fece le prime sue armi.

Ella mi confonde Delo, l'isola dell'Egeo ov'era la sede e il santuario della Confederazione Ionica e dove non ci furon battaglie, col borgo di Delio situato tra l'Attica e la Beozia, a due marcie da Atene, dove fu data la battaglia così funesta agli Ateniesi, e dove Alcibiade protesse infatti la vita di Socrate, come narra Platone nel Lachete.

Ella mi tramuta in Farnambazo il satrapo persiano Farnabazo — e mi inventa un Crizio al posto di Crizia il discepolo di Socrate che fu più tardi uno dei trenta tiranni.

Ella mi scrive che i Greci a Salamina intuonarono il gran Peama: voleva dire probabilmente il peana o peane (παιὰν) come chiamavasi il cantico militare che i Greci, particolarmente i Dori, intuonavano in battaglia prima di lanciarsi all'attacco.

Ella mi cambia in Eudio il nome dell'eforo Endio col quale Alcibiade aveva rapporti di prossenìa.