E per compiere il bouquet con qualche fiore degno di lei, Ella ha la bontà di informarmi che Socrate sedusse — oh sentiamo un po' chi sedusse: «l'ambizioso Crizio, lo scapestrato Aristippo, lo scettico Pirro e il matto Apollodoro»!!

Vada per Crizia e per Aristippo: benchè se volessi appena guardarla pel sottile, per uno che mi biasima di aver ignorato di Socrate tante cose, mi pare che quella scelta bizzarramente erudita di quei due nomi soli tradisca già una nozione di Socrate un poco incerta e confusa; e che per uno il quale, a mostrar di saperne, ama andar tanto nei particolari, e di quei pochi che sa non se ne lascia scappar neppur uno, si sarebbe potuto e dovuto mostrar di saperne un po' di più. Come mai il signor Stuart, il quale crede di dover indicarmi le persone che subirono la influenza personale di Socrate, e trova perciò necessario di occuparsi «dello scettico Pirro e del matto Apollodoro» — mi dimentica nientemeno che Senofonte ed Antistene, il fondatore della scuola Cinica; ed Euclide, il fondator della Megarica, che, per sentir Socrate, sfidava il bando severissimo di Atene contro i Megaresi, e veniva da Megara in Atene la sera, travestito da donna, rifacendo alla mattina le dodici miglia di strada; ed Eschine di cui Socrate diceva ch'era il solo che avesse appreso ad onorarlo — Μόνος ἡμὰς οἶδε τιμᾷν — e Simone, e Fedone, e Simmia e Cebete, i fedeli consolatori degli ultimi istanti del filosofo, e Liside, e Lamprocle e Teeteto e Glaucone fatti da Socrate migliori? Che diamine! Insegnarmi chi fu Socrate e togliere tutti questi scolari al maestro di Platone e di Critone!

Ma il signor Stuart m'insegna invece che egli ammaestrò lo scettico Pirro e il matto Apollodoro!

Quanto ad Apollodoro, supposto che il signor Stuart non voglia parlare nè del comico della nuova commedia che fiorì ai tempi di Menandro, nè del grammatico discepolo di Aristarco che fiorì verso il primo secolo innanzi l'Era volgare, nè del pittor celebre che fu maestro di Zeusi e visse sì ai tempi di Socrate, ma non è affatto ricordato per rapporti con lui, a chi ha inteso d'alludere il signor Stuart? Al filosofo epicureo ricordato da Cicerone e Diogene Laerzio? Ma Epicuro che fu il suo maestro fiorì dopo Alessandro il grande, e il soprannome che Diogene appiccica a questo Apollodoro è quello di illustre, ἐλλόγιμος e non di matto. allo scultore ricordato da Plinio che fu detto difatti l'insensato perchè spezzava le sue statue di cui non era contento mai? Ma neppur di questo si ricorda che Socrate abbia avuto che fare con lui. Ah, ora ci sono! Il signor Stuart vorrà parlare dell'Apollodoro falerèo, ricordato di passaggio insiem con altri nel Fedone e nell'Apologia, come uno degli assistenti in lagrime alla morte di Socrate e dei mallevadori per lui nel suo processo; soprannominato appunto il matto, μανικὸς, da Platone nel Convito, viceversa poi soprannominato il molle, μαλακὸς, da Senofonte nella lettera a Santippe. Ma di questo Apollodoro, in fuor del nome e dei soprannomi, non si sa altro; nè nella storia nè nella filosofia del suo tempo è alcuna traccia o memoria di lui; egli non è introdotto che come una comparsa in quelle due o tre scarse menzioni dei dialoghi socratici, fra i tanti seguaci affettuosi del grande maestro! E il signor Stuart, che del dramma socratico mi dimentica le più grandi figure — mi va a pigliare le comparse! e me le cita per antonomasia, con quella prosopopea affatto priva di discernimento che è tutta propria degli indotti, quando vogliono spacciarla da eruditi!

E lo scettico Pirro! Ahimè, allo scettico Pirro (se il signor Stuart conoscesse questo signore almen di nome, lo chiamerebbe Pirrone, Πύῤῥων — in quella stessa guisa che scrive Platone, Critone, ecc., che son in greco desinenze identiche), allo scettico Pirrone l'eliense, discepolo di Anassarco, il buon Socrate non ebbe mai il piacere di dare nè il buon giorno nè la buona notte, per la semplice ragione che Pirrone, come dissi già, aspettò a nascere quando Socrate moriva, anzi se non erro, dopo che era già morto! In ogni modo gli storici lo fanno fiorire verso il 370 — e quindi trentun anni circa dopo la morte di Socrate.

Da qualunque lato dunque la si pigli la dotta citazione del signor Stuart, ell'è un'altra amenità da mettere nel mazzo dell'altre, e la quale dimostra che delle faccende di Socrate egli è tutt'altro che al chiaro.

Eppure, il signor Stuart, perchè io non ho messo nel ritratto di Socrate nè il suo signor Pirro nè il suo signor Apollodoro — e perchè ho fatto discorrer Socrate sull'amore — il signor Stuart ignora certo dialogo di Platone che si intitola il Fedro — il signor Stuart mi accuserà che Socrate nel mio dramma è — al pari di Alcibiade — neppure un'ombra deforme del vero!

***

Il che — diamine! — suppone che l'idea vera del carattere d'Alcibiade, il signor Stuart, benchè ignori Tucidide, la possieda lui!

E per darmela, l'idea vera, l'idea giusta, il signor Stuart, prima di tutto — naturalmente — mi insegna che un Alcibiade che si abbassa a pregare, col suo orgoglio, è assurdo; poi mi informa che l'orgoglio di Alcibiade, se fosse vissuto ai nostri dì, sarebbe stato quello di aspirare «al posto di prefetto o al gran collare dell'Annunziata!» Alcibiade, a cui la gloria di Pericle era troppo poca, a cui eran poche la Grecia e l'Europa, Alcibiade che avria preferito non vivere anzichè rinunziare ad essere padrone anche dell'Asia e a spargere il suo nome e la sua potenza per tutto il genere umano[161] — Alcibiade al posto del prefetto Torre, con al collo la decorazione di Lanza e di Minghetti!